S&P 500 corre ma il Nasdaq rallenta: gli utili sono concentrati in poche società
S&P 500 sui massimi, Nasdaq 100 più debole. La concentrazione degli utili e l'ampiezza del mercato mostrano due realtà diverse
16:27 • Pubblicato 12/08/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Settimana di calma e consolidamento per Wall Street in attesa di metabolizzare il dato sull’inflazione statunitense di oggi pomeriggio. La fase segue i nuovi record toccati la settimana scorsa dall’S&P 500, mentre il Nasdaq è rimasto più indietro rispetto al listino generale. Questa distanza tra i due panieri dipende dai movimenti sotto la superficie del mercato, che andiamo ora ad analizzare nel dettaglio.
S&P 500 sui massimi, Nasdaq ancora indietro
Nella seduta di ieri i due indici hanno chiuso quasi allineati, il Nasdaq 100 a -0,33% e l’S&P 500 a -0,32%. Su base mensile il Nasdaq è il migliore, con un rialzo del +4,29% che contribuisce al progresso da inizio anno del +16,92%. L’S&P 500 invece in agosto registra un +2,82%, mentre da inizio anno si attesta a un +12,47%. Pur non comparendo sul grafico, anche il Dow Jones da inizio 2026 si attesta a un +11,40%.
S&P 500 e indicatore di ampiezza
Nella parte inferiore del grafico daily di S&P 500 abbiamo un nostro indicatore di ampiezza, il Matrix Breadth Switch.

Questo strumento misura quanti titoli del paniere partecipano davvero al movimento dell’indice. Le barre verdi indicano che la maggioranza dei componenti spinge, quelle rosse il contrario. Sull’S&P 500 il valore segna +103,00, quindi la salita risulta larga e ben distribuita.
Il Nasdaq resta indietro
Analizzando il grafico del Nasdaq, invece, salta subito all’occhio una divergenza, con l’indice che non ha registrato nuovi massimi storici, a differenza di S&P 500 e Dow Jones. Soprattutto, osservando l’indicatore Matrix Breadth Switch, si vede che è in negativo a -83,90, con l’istogramma dominato dal rosso ormai da mesi. Pertanto pochi titoli reggono l’indice, mentre la gran parte resta in negativo.

Il premio pagato sul comparto tecnologico
Il rapporto prezzo su utili (P/E) misura quanto il mercato paga ogni dollaro di utili societari. Sull’S&P 500 il dato prospettico, sugli utili attesi a dodici mesi, vale 20 volte secondo FactSet. Quello sugli utili già realizzati sale invece a 28,2 volte, sopra le medie di lungo periodo. Sul Nasdaq 100 le stime di Siblis Research a inizio luglio indicano valori più alti, circa 25 volte gli utili attesi e 35 quelli realizzati. Il comparto tecnologico costa quindi circa un quarto in più di S&P 500. La tabella qui sotto mostra da dove nasce il premio, cioè la crescita degli utili attesa sui due fronti.
| Crescita utili (anno su anno) | Q2 2026 | Q3 2026 (stima) | Intero 2026 (stima) |
|---|---|---|---|
| S&P 500 | +50,4% | +27,4% | +30,0% |
| Nasdaq 100 | +45% | +27% | +26% |
A muovere i prezzi sono gli utili attesi
Il rialzo recente dell’S&P 500 poggia sulle attese di utili, più che sull’espansione dei multipli. Dalla fine di giugno il prezzo dell’indice è cresciuto del +2,8%, mentre la stima dell’EPS, l’utile per azione, a dodici mesi è salita del +4,7%. Proprio per questo il rapporto prospettico è addirittura sceso da 20,4 a 20 volte. Gli analisti stimano una crescita degli EPS del +27,4% nel terzo trimestre (Q3) in corso. Per l’intero 2026 la previsione di crescita degli utili sale fino al +30,0%. Il rapporto resta comunque sopra la propria media storica degli ultimi cinque e dieci anni.
La concentrazione degli utili è il vero rischio
La forza degli utili americani nasconde però una concentrazione molto marcata su pochissime società. Al netto di Alphabet e Amazon la crescita degli utili del secondo trimestre scende dal +50,4% al +32,0%. Quei due nomi hanno avuto plusvalenze contabili e non gestionali, legate a rivalutazioni di partecipazioni. La vera fragilità riguarda quindi il Nasdaq 100, dove pochi titoli reggono davvero l’indice. Sull’S&P 500 la partecipazione al rialzo resta invece ampia e distribuita su molti nomi.
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