Allarme BCE: gli europei investono troppo poco. Il risparmio finisce in depositi e mattone e non nei mercati finanziari
Arriva l'allarme anche da BCE: gli europei guardano troppo al mattone e poco ai mercati produttivi, con i loro risparmi.
19:09 • Pubblicato 15/09/2026
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C’è un nuovo report di BCE che parlano di come risparmiano e investono i cittadini dell’area euro. Un report che lancia un allarme: gli europei partecipano troppo poco, con i loro risparmi, ai mercati finanziari. O comunque lo fanno molto meno degli omologhi statunitensi. Una questione che è in cima alle preoccupazioni delle autorità europee, che da tempo parlano di rimuovere le barriere tra i mercati che compongono l’area euro, nella speranza di avere mercati di capitali più liquidi ed efficienti.
Il divario con gli Stati Uniti è importante: il 65% delle famiglie statunitensi ha investimenti in obbligazioni, azioni o fondi, mentre sono meno del 45% le famiglie europee che investono in questi prodotti. Pesano di più l’immobiliare (sono oltre il 60% gli investitori/proprietari) e i depositi (con il 25% che ha risparmi prevalentemente in conti bancari).
Cause diverse
Le cause individuate dal report di BCE sono diverse e cambiano in base al ceto. Chiaramente per le famiglie meno abbienti sono spesso le risorse a mancare, mentre per chi potrebbe permettersi degli investimenti sono percezione del rischio, assenza di conoscenza finanziaria e scarsa fiducia nei mercati a pesare di più.

Il report però non è soltanto una fotografia della situazione attuale in Europa: BCE afferma che un maggiore investimento in prodotti finanziari, soprattutto se di lungo periodo, permetterebbe alle famiglie di ottenere dei rendimenti più interessanti e creare un circolo virtuoso per l’intero sistema, spingendo innovazione, produttività e crescita delle imprese europee.
Vexata quaestio
In realtà non si tratta di una questione nuova. Già Lagarde, Von der Leyen e diversi ministri delle finanze dei Paesi Membri hanno lanciato allarmi simili, ravvisando nella frammentazione dei mercati europei un ulteriore ostacolo all’investimento.
In Europa, in soldoni, non vi è un problema che riguarda la quantità di risparmio, ma la sua allocazione. Immobili e depositi sono la destinazione principale dei risparmi per l’85% degli europei: una percentuale troppo alta e che limita gli investimenti nell’economia produttiva.
L’ultimo appello a utilizzare ricchezza immobilizzata da parte di Ursula Von der Leyen non ha però sortito gli effetti sperati. C’è chi l’ha accusata di voler mettere le mani sui risparmi degli europei, senza che però – con ogni probabilità – fosse questa l’intenzione della Presidente della Commissione Europea.
Cambiare le abitudini degli europei, dati i problemi identificati da BCE non sarà facile, ma sarà comunque necessario.
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Sé la Lagarde e la Von Der Leyen dicono una cosa gli europei fanno il contrario. Sarebbe meglio usare la psicologia inversa
Forse la scarsa trasparenza del settore finanziario influisce. In Italia ad esempio, il falso in bilancio non è più un reato; su cosa dovrei basarmi dunque per valutare una società? Per non parlare delle gestioni fondi, gli ultimi ad entrare in un mercato e gli ultimi ad uscirne.
Ciclicamente (vedi “rapporto Draghi” 2025) ritornano queste geremiadi sui risparmiatori traditori, rei di non voler mollare l’osso. Succede anche in Italia: ricordo le intemerate di Renzi contro i soldi lasciati a far la muffa sui CC o di Letta sui risparmi europei che finiscono a Wall Street, I soldi sui depositi bancari sono usati dalle banche per investimenti: questo semplice concetto sfugge alle teste d’uovo italiche e continentali. E’ sempre divertente sentir parlare di “frammentazione dei mercati”, ma all’atto pratico nessun paese è disposto a cedere sovranità. Unificare le borse per portarle dove? A Bruges in omaggio alla mitica famiglia dei Van der Bourse? Vi immaginate la reazione dei nostri governi in difesa di Piazza Affari? E che direbbero i soliti Irlanda e Lussemburgo che sui loro settori finanziari hanno costruito una fortuna? Che direbbero i nostri intermediari che campano propinando schifezze come i certificates? E come li canalizziamo i risparmi verso le imprese europee, in modo coercitivo? Oppure attraverso la leva fiscale, entrando così nei bilanci dei singoli paesi, e qui torniamo alle levate di scudi? Ah signora mia, saperlo…