Iran: "Aspettiamo risposta ufficiale da USA per riaprire Hormuz". Donald Trump ha già detto no, ma...
Il "no" di Donald Trump in TV non sarebbe ancora ufficiale. L'Iran chiede una risposta tramite i mediatori.
18:00 • Pubblicato 27/09/2026
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Le autorità iraniane sono in attesa di una risposta ufficiale alla richiesta di cessate il fuoco che permetterebbe inoltre di riaprire (temporaneamente?) lo Stretto di Hormuz. Si tratta della medesima proposta che Donald Trump ha pubblicamente rigettato poche ore fa, senza che però i mercati (i pochi aperti) prendessero troppo sul serio la questione. L’Iran ha inoltre annunciato che non ci sarà un miglioramento delle condizioni offerte.
L’Iran ha inoltre affermato di essere al corrente delle dichiarazioni di Donald Trump. Le autorità di Teheran, tuttavia, attendono comunque una risposta ufficiale tramite i mediatori del Qatar e del Pakistan.
Cosa ne è stato delle negoziazioni?
Durante la settimana sono arrivate da più fonti notizie riguardanti uno sforzo diplomatico importante per il raggiungimento di un accordo, ancorché temporaneo, tra USA e Iran. Gli sforzi sarebbero culminati in una prima proposta iraniana, che però non avrebbe soddisfatto le autorità di Washington. Lo stesso Donald Trump, parlando in pubblico, ha confermato il rigetto della proposta, senza però aggiungere dettagli sul proseguimento delle trattative.
Sul tema è intervenuto anche il Ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi, che ha affermato di essere al corrente delle esternazioni di Trump, alcune positive altre negative secondo il suo giudizio, “come spesso accade”.
Donald Trump è convinto di avere “il coltello dalla parte del manico”
Donald Trump sembrerebbe convinto del fatto di essere la parte forte nelle negoziazioni. Ha affermato pubblicamente che la proposta iraniana è frutto della crisi economica che attanaglia Teheran, che avrebbe bisogno di tornare a una sorta di normalità più di quanto ne abbiano bisogno gli Stati Uniti.
Nel frattempo però si avvicinano le elezioni midterm, con prezzi alla pompa negli Stati Uniti che sono da tempo sopra la soglia di guardia. Difficile che si torni comunque a forti sconti alla pompa (anche in Italia, per quel che conta) anche in caso di accordo repentino.
Lo stop a un accordo del quale si è parlato con una certa intensità nel corso della settimana – e che ha contribuito a una riduzione del prezzo al barile – sarà valutato dai mercati alla riapertura del mercato dei futures. Il rischio è che si torni su livelli di prezzo più alti, vanificando non solo gli sforzi diplomatici, ma anche il tentativo di recupero del target al 2% per l’inflazione.
Le banche centrali di tutto il mondo sono in enorme difficoltà in questo senso, con un nuovo ciclo di politiche monetarie restrittive che è atteso un po’ ovunque. Negli Stati Uniti i mercati prezzano tra tre e quattro aumenti da qui a fine 2027; BCE si appresta a un ulteriore aumento e lo stesso dovrebbe fare Bank of Japan.
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