Grandi investitori globali continuano a puntare su questo settore. JPMorgan rivela che il trend non è finito, anzi
La grande banca d'affari conferma che non c'è rallentamento per gli investimenti globali nel settore di punta del momento.
11:07 • Pubblicato 30/09/2026
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A quanto pare la paura alberga soltanto sui social. Secondo quanto è stato riportato da Charles Wu di JPMorgan, i capitali globali continuano a fluire nel finanziamento del boom AI, principalmente made in USA. Una nota che è in contrasto con tutte le paure che abbiamo visto rappresentare anche da grandi investitori come Michael Burry.
Secondo lo specialista di JPM c’è un forte afflusso di capitali da fondi sovrani, fondi pensione e anche assicurazioni, che arrivano principalmente da Asia e regione del Golfo. Se i data center sono una questione principalmente americana, non lo sarebbero i fondi, che sono sempre di più globali.
Corsa AI inarrestabile?
Ci sono diverse considerazioni da fare su questo specifico tema. Arriviamo infatti da un lungo periodo che ha visto la prevalenza in borsa di titoli legati all’intelligenza artificiale, con le performance del resto dei settori che sono state fiacche e sotto le aspettative.
I più cinici diranno che è uno dei meccanismi tipici delle bolle. I capitali arrivano in un settore perché quel settore cresce e quel settore finisce per crescere perché continuano ad arrivare capitali. Una sorta di economia circolare della FOMO che però sentiamo raccontare da anni senza che sia cambiato nulla.
Al contrario, i capitali continuano a essere in crescita e per quanto qualche scricchiolio sia evidente – vedi il rinvio della IPO di OpenAI – non sembra che siamo ancora davanti ai disastri che in tanti preannunciano da anni – e da molto prima della più grande corsa delle borse di sempre, almeno per comparto.
Fondi pensione e family office saranno cruciali?
Approfittiamo di questa dichiarazione di JPMorgan per mettere una pulce nell’orecchio dei nostri lettori. Le grandi banche d’affari, quelle che stanno curando le IPO dei gruppi AI, stanno esercitando da tempo pressioni importanti sulle agenzie di rating, affinché queste concedano un voto da investment grade.
È una differenza potenzialmente enorme per il modo in cui riusciranno a finanziarsi queste società. Essere investment grade infatti permette di accedere agli investimenti da parte di fondi pensione e altri investitori strutturati che non possono avventurarsi tra i titoli junk.
I mercati saranno anche matematici, ma la politica delle banche d’affari conta ancora molto. E potrebbe essere il vero ago della bilancia tra il proseguimento della corsa e il suo eventuale arresto.
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