2 miliardi di dollari polverizzati. Questo progetto crypto chiude, perché i costi superano i modesti ricavi
Titoli di coda per Blast, un tempo pallino di certi fondi e di certi "influencer" del mondo crypto.
13:27 • Pubblicato 03/10/2026
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È proprio vero che il tempo nel mondo crypto è compresso. Ciò che negli altri settori accadrebbe nel giro di anni, nel mondo crypto impiega poche settimane – o al massimo mesi. È il caso di un progetto partito in pompa magna e che invece chiuderà i battenti il prossimo 26 ottobre. Si chiama Blast, valeva 2 miliardi e ora ha indicato ai proprietari di 32 modesti milioni di asset sul network di ritirarli quanto prima.
Blast era stato uno dei progetti più attesi di fine 2023. Aveva ricevuto fondi anche da giganti come Paradigm e Standard Crypto e invece finirà nel cimitero – relativamente affollato – di chi ha voluto ma non ha potuto. O meglio, forse non è riuscito.
Il token intanto crolla
Il token BLAST0,0002 $▼ -44,17% ha perso nel frattempo un ulteriore 44%, dopo aver già polverizzato il suo valore a causa di un airdrop iniziale carico di speranze e poco più. A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, parliamo di un ecosistema che ormai aveva poco più di 20 milioni di dollari di TVL e che anche all’interno di questo calo ha visto volumi molto ridotti.
Tradotto in italiano più semplice: sono in pochi ad aver continuato a dare credito al network e a utilizzarlo, nonostante dal 2024 a oggi ci siano stati comunque dei segnali molto interessanti dal mondo crypto, in particolare nel mondo della finanza decentralizzata e dei layer 2 di belle speranze.
Dalla sua nascita e dalla prima distribuzione del token, il progetto ha perso oltre il 99% del valore. E anche questo può essere di lezione a chi ha l’abitudine di raccogliere coltelli che cadono, credendo che dopo un -99% non possa essercene un altro.
Stagione dura per un settore molto affollato
Sono ormai mesi che sulle pagine del nostro giornale raccontiamo di ciò che sta avvenendo nel mondo dei layer 2, su Ethereum principalmente ma anche su altri network minori. C’è una concentrazione, verso quei progetti che sono stati in grado di offrire anche sistemi ponte con certi meccanismi in stile finanza tradizionale. L’attenzione così come i capitali del pubblico sono limitati e non possono essere distribuiti all’infinito su altrettanto infiniti progetti.
È un survival of the fittest, come avrebbe detto Darwin, la sopravvivenza del più forte e di chi riesce ad adattarsi meglio a un universo, quello crypto, che cambia molto rapidamente.
Blast era già entrata nella lista di fallimenti crypto curata, lo scorso marzo, dal nostro Alessandro Adami. Niente di profetico, basta fermarsi a leggere i numeri senza pregiudizi.
E ora?
Blast ha chiesto agli utenti di ritirare i propri asset verso la mainnet di Ethereum entro il 26 ottobre. Successivamente si potranno comunque trasferire, anche se interagendo direttamente con il contratto del bridge di Blast.
Seguiranno aggiornamenti sull’intera vicenda. Del token BLAST non se ne saprà probabilmente più nulla, dopo questa ennesima riduzione di valore.
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