Un'altra chain costruita su Ethereum annuncia lo shutdown, mentre la rete principale tocca i volumi DEX più bassi dal 2018
Nel 2023 tutti erano in fissa per lo sviluppo dei layer-2 di Ethereum. Oggi in pochi sono ancora così entusiasti.
16:17 • Pubblicato 07/10/2026
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L’esperimento dei layer-2 di Ethereum, avviato con grande entusiasmo dalla comunità negli scorsi anni, non sembra aver funzionato esattamente come previsto dalla Foundation. Tanti piccoli network nati con l’ambizione di poter aumentare la scalabilità dell’ecosistema stanno oggi chiudendo i battenti, con l’ultimo shutdown comunicato nella giornata di ieri.
A darci l’addio, stavolta, è Abstract, rete sviluppata da Igloo Inc., società madre del progetto Pudgy Penguins. Ieri il team ha spiegato che, negli ultimi 18 mesi dal lancio in mainnet, la chain non ha prodotto ricavi tali da giustificare il loro modello di business, nonostante una crescita definita come “significativa” in alcune metriche on-chain.
Non ci sarà quindi nessun airdrop per gli utenti che avevano farmato punti su Abstract, e chi detiene ancora fondi sul layer-2 dovrà prelevare tutto entro una data specifica, pena la perdita degli asset.
Abstract verso la chiusura: tutti i dettagli dell’annuncio
L’idea alla base di Abstract era quella di creare un prodotto consumer dove gli utenti avrebbero dovuto interagire in modo semplice con varie applicazioni DeFi e Web3, senza dover conoscere tutti i tecnicismi della blockchain. In un primo momento, questo concept ha anche prodotto risultati interessanti, con oltre 144 DApp implementate sulla chain e circa 400.000 utenti attivi.
Eppure, oggi Abstract ha comunicato alla community che il layer-2 di Ethereum verrà presto chiuso definitivamente.
Quando? Il 15 dicembre 2026, termine ultimo entro il quale gli utenti devono necessariamente ritirare tutti gli asset presenti al suo interno. Dopo quella data, ogni fondo non potrà più essere bridgato e resterà bloccato sulla chain.
Il problema, secondo quanto riportato da Luca Netz – fondatore del brand Pudgy Penguins – è ancora una volta la mancanza di revenue, fattore che rende insostenibile mantenere la blockchain nel lungo periodo.
I dati di DeFiLlama indicano infatti ricavi molto bassi per Abstract, con entrate di poco superiori ai 100.000 dollari nell’intero mese di settembre. Non abbastanza, evidentemente, per poter garantire la manutenzione dell’infrastruttura e pagare tutti i collaboratori. Al contempo, il TVL della rete è sceso del -80% circa dai massimi di luglio 2025.
Netz parla di questa chiusura come una buona notizia per PENGU0,0085 $▼ -12,43%, con l’ecosistema Pudgy che potrà ora focalizzarsi su ciò che conta davvero. Una visione che, dal punto di vista di chi vi scrive, risulta quantomeno discutibile, dal momento che all’epoca Abstract era stato presentato proprio come un ecosistema apparentemente in grado di portare più attività sul token.
Cosa non ha funzionato esattamente su Abstract?
Come anticipato, l’idea centrale di Abstract era anche rispettabile. Ciò che è mancato è un vero product-market fit capace di attirare utenza e portare ricavi costanti nel tempo. Ergo, le applicazioni costruite sulla chain non producevano attività economiche rilevanti, specialmente poiché si trattava di operazioni sulle quali Abstract aveva un margine molto basso.
A pesare, secondo quanto descritto dal team, c’è stato anche un forte calo dell’appetito per il rischio nel mondo crypto, che avrebbe innescato una fase di profonda contrazione in tutte le metriche on-chain, insieme a un aumento della competitività nello spazio Ethereum. Gli stessi elementi che avrebbero portato anche alla chiusura di un altro layer-2 pochi giorni fa, ossia Blast, che ha polverizzato 2 miliardi di dollari dal suo lancio.
Ad ogni modo, se proprio vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, a questo giro Abstract non se n’è uscita dopo aver incassato milioni dal lancio di un token nativo (ai danni degli utenti). Il team ha finanziato tutto lo sviluppo degli ultimi 18 mesi di tasca propria, senza monetizzare dalla vendita di una moneta che probabilmente avrebbe fatto la stessa fine di $BLAST, per quanto questa scelta sia stata aspramente criticata dai coltivatori di airdrop.
I volumi DEX su Ethereum scendono ai minimi dal 2018
Per l’ecosistema Ethereum, lo shutdown di Abstract si configura come un ennesimo brutto colpo, non tanto per la chiusura in sé, ma piuttosto perché in questi anni la mainnet ha anche perso parecchia quota di volumi in DeFi. Le soluzioni di scalabilità servivano appunto per elaborare transazioni di piccola taglia che sul network principale avrebbero incontrato limiti di blockspace e costi di commissione considerevoli.
Invece, il risultato è che una grande fetta dei propri volumi si è dapprima spostata sulle reti di secondo livello, e poi al di fuori di esse, senza però tornare su Ethereum. In particolare, molta attività è stata cannibalizzata da Solana, che oggi copre più del 23% di tutti gli scambi DEX. Un’altra parte è finita su Base, uno dei pochi layer-2 ad essere rimasto competitivo, sebbene paghi poche commissioni per il noleggio dello spazio di blocco, sul quale ospita l’11% dei volumi complessivi on-chain.
Ethereum mainnet ad oggi rappresenta solo il 18% di tutti i volumi, il valore più basso dal 2018, quando la chain stava iniziando a distribuire i suoi smart contract pubblici.

Questa situazione così critica pare aver spinto addirittura la Foundation a rivedere i piani iniziali: lo stesso Vitalik Buterin, qualche mese fa, aveva detto che la vecchia roadmap non ha più senso. Ora Ethereum non vuole più scalare solo per vie trasversali, ma sta cercando di aumentare la propria capacità operativa, a partire dall’aumento del gas limit.
Tanti miglioramenti sono già previsti nel prossimo aggiornamento Glamsterdam, atteso per fine anno. A tal proposito, se volete saperne di più di questo upgrade, vi invitiamo a seguirci su Instagram e a dare un’occhiata al nostro ultimo reel.
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