Diesel e petrolio: nonostante l'accordo con Putin, rimane il nodo raffinerie. Mosca può mantenere le promesse?
Aumenta lo scetticismo sul piano di Washington. Mosca ha una capacità molto ridotta. E potrebbe ridursi ancora.
12:48 • Pubblicato 11/10/2026
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Complice anche la chiusura dei mercati, si discute alacremente sulle conseguenze sul mercato del petrolio del recente accordo tra Washington e Mosca. Un accordo che per ora riguarda quantità modeste di diesel, che dovrebbero però crescere già nei prossimi mesi. Washington ottiene diesel per abbassare i prezzi globali, Mosca ottiene la possibilità di accedere al sistema finanziario internazionale. Accesso che le era precluso e che per ora riguarderà comunque soltanto gli spostamenti di diesel.
I mercati sono chiusi. Il petrolio è ancora vicino ai massimi locali, del diesel ne potremo riparlare tra qualche ora. Rimangono però aperte tante questioni: la prima è che le raffinerie su scala globale sono su livelli di utilizzo già relativamente vicini ai massimi. Il secondo è che quanto sbloccato a breve dalla Russia è in realtà poca cosa (parliamo di quantità sufficienti a 2 ore di consumi globali). Terzo: non è chiaro se la Russia sarà in grado di offrire sui mercati i barili promessi per il futuro.
Il caso Zelensky
Tutto ruota intorno all’Ucraina. Le ultime dichiarazioni di Donald Trump dimostrano una situazione peggiorata enormemente, almeno per quanto riguarda i rapporti tra Kiev e Washington. La prima ha continuato a colpire le raffinerie russe, scatenando le ire di un presidente, Trump, che tra poco dovrà affrontare le elezioni midterm. Non lo coinvolgono direttamente, ma saranno cruciali per la seconda parte del suo mandato.
Il punto è che la capacità di raffinazione della Russia – che controlla uno degli apparati più importanti al mondo in questo senso – si è fortemente ridotta. Non c’entrano soltanto le crescenti limitazioni agli export, ma anche gli attacchi – andati a buon segno – di Kiev.
Jacopo Iacoboni su La Stampa parla di grave crisi delle raffinerie: tutte le principali sono state recentemente colpite dagli ucraini, alcune delle quali più volte. In più, gli ucraini starebbero colpendo anche unità secondarie, che sono destinate alla desolforazione e alla depurazione. I danni possono richiedere mesi per essere riparati.
- Calo importante negli export
Sempre Iacoboni su La Stampa parla di di discesa negli export da 817.000 barili al giorno nel 2025 ai 234.000 nel 2026, in condizioni simili in termini di sanzioni applicate.
In queste circostanze, rispettare gli impegni (che saliranno gradualmente fino a 1.000.000 di barili di diesel al mese), sembra assai difficile.
Il ruolo delle aspettative
Sarà importante però anche il ruolo delle aspettative. Se gli operatori di mercato riterranno il trend della disponibilità del diesel in miglioramento, i prezzi potrebbero risentirne in meglio subito. In caso contrario, se qualcuno si farà i conti di quanto diesel effettivamente la Russia può permettersi di raffinare e poi di esportare, la situazione potrebbe rimanere complicata ancora a lungo.
I primi 300.000 barili di diesel sarebbero già in viaggio. Bastano però a coprire il consumo globale per sole… due ore. Non esattamente quanto è necessario per tornare su livelli di prezzi più bassi.
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