Spionaggio da OpenAI: la famiglia reale in contatto con il sospettato. Chi c'è dietro le registrazioni?
Nessun movente tecnologico: dietro ci sarebbero incontri governativi di alto livello.
13:15 • Pubblicato 20/10/2026
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L’ingegnere saudita accusato di aver installato dei dispositivi di registrazione in almeno una delle sale riunioni di OpenAI sarebbe stato in contatto con almeno un membro della famiglia saudita. Questo almeno secondo la pubblica accusa, che ha parlato di comunicazioni frequenti. Si parla anche del pagamento di un volo sola andata dagli USA all’Arabia Saudita per la moglie e il figlio dell’arrestato, sempre a spese di membri della famiglia reale saudita. Il caso dello spionaggio ai danni di OpenAI si allarga e comincia ad avere gli ingredienti di un caso politico internazionale.
Secondo quanto riportato dai documenti inviati alla procura, il sospetto avrebbe avuto intenzione di registrare (e non è chiaro se ci sia riuscito o meno) incontri tra i massimi vertici di OpenAI e rappresentanti del governo degli Stati Uniti. Incontri che si sono tenuti appunto pochi giorni prima della scoperta del dispositivo.
La pista saudita
Secondo i procuratori ci sarebbero prove importanti dei legami di Abdulrahman Alfozan con il governo dell’Arabia Saudita. Ci sarebbero stati infatti scambi ripetuti via WhatsApp con un membro della famiglia saudita il cui nome non è stato ancora rivelato. In aggiunta, come abbiamo visto nella nostra live di ieri sul nostro Canale YouTube, il consolato saudita si sarebbe fatto avanti per il pagamento di una cauzione che però non è stata, per il momento, accordata.
Sarebbero infatti troppo elevati i rischi di una fuga per un sospettato che non ha più legami con gli Stati Uniti, che non ha alcun interesse a presentarsi al processo (almeno secondo i giudici) e la cui famiglia sarebbe già tornata in Arabia Saudita.
Chi c’è dietro il tentativo di spionaggio?
Per ora – come è ragionevole che sia – tutto tace sul fronte saudita. La famiglia reale non ha pubblicato dichiarazioni e non ha risposto neanche alle reiterate richieste della stampa occidentale.
Non è chiaro per il momento, perché non ne sono stati rivelati i dettagli, neanche il contenuto dell’incontro tra autorità USA e dirigenti di OpenAI che potrebbe essere stato registrato dall’ingegnere.
Lo stesso ingegnere lavorava da OpenAI da circa un anno, con un salario di 385.000$ e un premio in equity di oltre 2 milioni di dollari.
Se dovesse essere trovato colpevole, rischierebbe fino a 5 anni di carcere e una multa intorno ai 250.000$. Non è questo però ora a interessare maggiormente gli inquirenti, che sono decisi a saperne di più soprattutto sui mandanti.
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