Diesel: per Goldman Sachs prezzi alti anche nel 2027. Apertura di Hormuz non aiuta. In Italia è giallo accise
Per il diesel la situazione rimane critica, nonostante il transito ripreso nello Stretto di Hormuz.
15:57 • Pubblicato 06/10/2026
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Mentre in Italia si continua a discutere di accise e sconti, dagli Stati Uniti arriva la sberla di Goldman Sachs. Nikhil Bhandari, analista del gruppo e a capo della divisione risorse naturali per l’area di Asia e Pacifico ha infatti parlato di necessità di prezzi alti almeno fino al prossimo anno. Non c’è nessun complotto, ma una configurazione sui mercati che non promette nulla di buono.
La grande banca d’affari vede dunque i prezzi ancora alti per il 2027 come una sorta di necessità per ridurre la domanda di un bene primario la cui produzione ha subito dei rallentamenti importanti. E no, per il gruppo non ci sarà alcun ritorno alla normalità a breve.
Crack spread rimarrà sopra i 40$
Goldman Sachs ha in realtà prodotto una previsione più articolata. Secondo il gruppo, con lo specialista Nikhil Bhandari che è intervenuto da CNBC, lo spread tra prodotto raffinato e greggio al barile rimarrà sopra i 40$ per tutto il 2027. Per avere un metro di paragone, questo spread è in genere nell’ordine dei 20$.
Per quanto riguarda il prezzo al barile, il gruppo ha inoltre comunicato una previsione per il Brent intorno agli 80$ – come prezzo di base in stabilizzazione per il prossimo anno. Con lo spread con il prodotto raffinato che si manterrà però alto, sarà difficile vedere un ritorno dei prezzi alla pompa a livelli di prima della guerra.
Se ci sarà una ripresa della domanda il prossimo anno, avremo il più alto livello di utilizzazione delle raffinerie a livello globale da due decenni a questa parte.
Hormuz si sblocca, ma nel modo sbagliato
Lo Stretto di Hormuz è tornato quasi alla normalità per quanto riguarda il greggio, ma secondo un recente approfondimento firmato da The Wall Street Journal in realtà il transito di diesel, che è quanto è più richiesto sulle piazze globali, è ancora praticamente fermo.
Il problema rimane quello delle raffinerie danneggiate nel corso della guerra in Medio Oriente, con conseguente impatto sull’offerta.
Il ritorno alla normalità sullo Stretto di Hormuz in termini di transito non è dunque sufficiente per un ritorno alla normalità del prezzo del diesel.
Ancora pressioni dagli USA?
Le recenti pressioni degli Stati Uniti (tra poco si vota, e i prezzi alla pompa hanno un impatto molto importante) hanno permesso di strappare la promessa del rilascio di 100 milioni di barili tra greggio e diesel.
Le associazioni di categoria del mondo del petrolio hanno chiesto inoltre che la Marina degli Stati Uniti scorti con maggiore frequenza i pochi carichi di prodotto raffinato, piuttosto che quelli di greggio.
Accise in Italia
Le accise in Italia sono aumentate di 6,1 centesimi, senza che il meccanismo mobile sia subentrato. L’effetto domino sui prezzi è stato immediato, con i prezzi alla pompa di ENI che sono tornati a 2,25€ per litro di gasolio.
Da Roma avvertono che potrebbe tornare sul tavolo la discussione su ulteriori sconti. Con una situazione internazionale di questo tipo però, gli sconti potranno ben poco.
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