Quantum day in arrivo:"Mettete le vostre crypto in un bunker." Allarme del ricercatore su Bitcoin ed Ethereum
Spuntano nuove minacce in campo quantum computing dopo i recenti progressi dei modelli AI. C'è però una soluzione per proteggere gli indirizzi Bitcoin ed Ethereum.
14:37 • Pubblicato 08/10/2026
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Gli esperti del mondo crypto sembrano visibilmente preoccupati per l’incombente arrivo dei computer quantistici e per quello che viene definito come il “quantum day”, giorno in cui questa tecnologia riuscirà a prendere il sopravvento sulla crittografia a curve ellittiche che rassicura network come Bitcoin ed Ethereum. Il problema è che ora a destare timori non sono più soltanto i progressi nel calcolo quantistico, ma anche le potenziali capacità dell’AI nel favorire la scoperta di nuove superfici d’attacco.
Questa volta, a prendere parola è Justin Drake, ricercatore stipendiato dall’Ethereum Foundation, noto soprattutto per il suo recente lavoro sulla roadmap di Ethereum, in particolare su temi come scalabilità e crittografia post-quantum. Drake ha inoltre una lunga storia nel mondo Bitcoin, intervenendo da anni su temi di sicurezza che coinvolgono entrambe le due principali blockchain dell’industria crypto.
Dove ha parlato? Nel suo ultimo blog post. Quando? Appena poche ore fa. Cosa ha detto? Lo scopriamo insieme in questo articolo.
Justin Drake dice che la minaccia quantum è più vicina del previsto
Quanto pubblicato da Justin Drake non è altro che un’analisi del rischio su uno scenario ipotetico, ma che secondo il ricercatore risulta abbastanza plausibile da meritare già da oggi l’implementazione di qualche contromisura.
La sua tesi parte da un punto fondamentale: i quantum computer potrebbero arrivare presto a scoprire la chiave privata di un indirizzo crittografico basato su curve ellittiche – come quelli su Bitcoin ed Ethereum – partendo semplicemente dalla chiave pubblica. Se tuttavia quell’indirizzo non ha mai rivelato la chiave pubblica, ergo, non ha mai effettuato transazioni in uscita, allora il problema non sussiste.
La soluzione, almeno come misura preventiva, è quindi abbastanza semplice. Basta utilizzare indirizzi che non abbiano mai firmato una transazione e, quando si è costretti a spendere i fondi, trasferire ciò che rimane su un nuovo indirizzo, in modo che la chiave pubblica non rimanga esposta.
Il punto più interessante – e forse più allarmante – è però che Drake sta suggerendo a tutti di muoversi in anticipo, potenzialmente già da oggi, nonostante la roadmap di Ethereum preveda il pieno raggiungimento della resistenza al quantum entro il 2029.
Mettere in un bunker i vostri Bitcoin ed Ethereum: l’invito del ricercatore
Nel suo post, Drake invita tutti a prepararsi alla “modalità bunker”. Non dice di precipitarsi a trasferire immediatamente tutti i propri fondi su un nuovo fresh address, ma piuttosto di iniziare per tempo, una progressiva migrazione di massa verso indirizzi più sicuri. Perché però iniziare con largo anticipo, quando anche Google indica un rischio concreto per Bitcoin e crypto non prima del 2029?
Il ricercatore dice che non dobbiamo considerare automaticamente sicure le primitive crittografiche che utilizziamo oggi solo perché nessuno ha ancora trovato una via di attacco efficiente. Con i modelli AI più avanzati, secondo il suo punto di vista, potrebbe infatti diventare molto più semplice trovare nuove vulnerabilità matematiche.
In pratica, l’ipotesi di Drake è che l’intelligenza artificiale riuscirà forse a scovare algoritmi che gli esseri umani non hanno ancora trovato, il che rappresenterebbe una minaccia concreta e immediata per tutto il mondo crypto.
La sua presa di posizione è sicuramente rispettabile, anche per il ruolo chiave che ricopre nella Foundation di Ethereum, ma non è esattamente in linea con il pensiero di Vitalik Buterin. Il fondatore della blockchain, solo poche settimane fa, sfidava la paura dell’AI dicendo che le blockchain diventeranno sempre più impenetrabili da attacchi esterni, pur non riferendosi direttamente al rischio quantum ma agli attacchi hacker in generale.
Vitalik invita alla prudenza: non c’è ancora fretta
Lo stesso Vitalik, che ha forse un temperamento più pacato rispetto a Drake, non è esattamente d’accordo con la metafora della “modalità bunker” di cui ha parlato il collega. Pur condividendo la necessità di prendere sul serio i rischi legati al quantum e all’accelerazione della ricerca sui cyber attack grazie all’AI, il fondatore di Ethereum non ritiene che gli utenti debbano correre a trasferire fondi su nuovi indirizzi.
C’è infatti da considerare anche il rischio, secondo quanto riportato, che una migrazione di massa di ETH2.513 $▼ -1,94% e altre crypto – specialmente se fatta in fretta e furia – possa portare molti utenti a perdere denaro a causa di errori. Lui stesso sottolinea di aver perso più fondi nel tempo a causa di migrazioni mal gestite piuttosto che per attacchi hacker.
Per questo, non c’è ancora alcun motivo di farsi prendere dal panico: chi ha una buona dimestichezza con la tecnologia blockchain, può iniziare con calma a mettere al sicuro le proprie monete, mentre chi non è esperto dovrebbe iniziare a capire quantomeno come funzionano certe dinamiche on-chain.
L’invito alla calma di Vitalik riguarda soprattutto gli utenti con i wallet più piccoli. Chi detiene meno di 50 $BTC non dovrebbe temere di essere bucato poiché gode di quello che lui chiama “lo scudo di Satoshi”. In pratica, gli hacker attaccherebbero eventualmente prima i 20.000 indirizzi Bitcoin su cui Satoshi custodisce 50 $BTC ciascuno per poi passare ai portafogli meno ricchi.
DeFi & On-Chain Specialist
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Ci pensi se non passeranno da quelli di Satoshi per non farsi beccare?
Sarebbe di sicuro una mossa smart, ma non so quanto tempo avrebbero effettivamente per agire indisturbati. In ogni caso, probabilmente punteranno prima ai wallet più ricchi.