Offline e con carta: l'euro digitale sarà quasi magico, anche se il mondo va dalla parte opposta
L'euro digitale procede a tutta forza. Di più: sarà offline e anche con carta.
Aggiornato 08/10/2026
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Il membro del board di BCE Piero Cipollone è stato intervistato dal Corriere della Sera, all’interno di un più ampio tour di promozione dell’euro digitale che è in corso da tempo. Non eliminerà il contante, permetterà agli esercenti di pagare meno commissioni e avrà anche una carta. Di più, si potrà utilizzare anche per pagare offline, non avrà bisogno di internet né di intermediari. Una sorta di prodigio della tecnica che vedremo in test nei prossimi 12 mesi e che cambierà per sempre il modo di utilizzare il denaro degli europei.
L’intervista ha poi un altro pregio: non cita neanche una volta Bitcoin, criptovalute e/o stablecoin, che sono poi uno degli spauracchi agitati dalla Banca Centrale Europea, la dimostrazione che si deve fare il più presto possibile a livello legislativo europeo per permettere all’euro digitale di finire nelle tasche di 300 milioni di europei.
Una questione strategica
Sono anni che l’euro digitale viene discusso, pubblicizzato, sostenuto, ribadito. Le narrative a sostegno della necessità di una valuta digitale emessa dalla banca centrale sono però cambiate molto rapidamente.
In pochi ricorderanno che si accelerò in modo importante quando Facebook rese pubblici i suoi piani per il lancio di Libra, una sorta di criptovaluta legata al dollaro. Di quel progetto non se ne fece poi nulla – soprattutto per le resistenze della politica. Rimase però in dote all’Europa quel sogno di un euro digitale che fosse pubblico, gestito da BCE, economico (o addirittura gratuito).
Si passò poi alla necessità di avere un proprio sistema – sempre in termini di narrativa – per contrastare il duopolio di Mastercard e Visa nel mondo dei pagamenti digitali. In altre parole, dove in Europa non riesce ad arrivare il settore privato, sarà il settore pubblico a organizzare la partita.
Poi si passò alla narrativa anti-stablecoin: la recente apertura degli USA a queste tecnologie rischierebbe di erodere sovranità monetaria all’Europa. E anche qui la risposta, ça va sans dire, non può che essere pubblica.
La Casa Bianca ha un indirizzo diverso sui pagamenti digitali. Quel che conta però è che stiamo costruendo per i cittadini europei un’infrastruttura digitale […] che non deve aver errori. Stiamo parlando dei soldi, dei depositi, di cittadini e imprese. Un sistema europeo.
Un revanscismo monetario che è cosa relativamente nuova in Europa. In verità – almeno in Italia – ai commercianti fu imposto di ricevere pagamenti via carta, deridendo al tempo stesso le preoccupazioni per le commissioni. Ora quelle commissioni – lo apprendiamo dalla viva voce di Piero Cipollone – sono diventate opache. Non c’è però nulla che l’euro digitale non possa. Basterà pazientare un po’.
Gli USA da una parte insieme alle banche, Francoforte in direzione ostinata e contraria
L’elezione di Donald Trump ha cambiato gli scenari del denaro digitale. Gli USA offrono pieno sostegno alle stablecoin, che ritengono inoltre funzionali alla diffusione del dollaro su scala globale.
L’Europa la pensa allo stesso modo – in termini di diffusione del dollaro – e si è aggrappata anche a questo recente cambiamento per spingere un euro digitale che, lo ricordiamo ai nostri lettori, non piaceva granché neanche alle banche.
Tant’è che lo stesso Cipollone utilizzò tanto il bastone quanto la carota per convincere il sistema bancario a sostenere l’euro digitale. Di sostegno ora ce n’è: come scrivono sul Corriere diverse banche italiane parteciperanno alla fase di test.
Tuttavia, al tempo stesso, almeno tre gruppi bancari italiani lavorano al lancio di una stablecoin sull’euro che dovrebbe arrivare a breve. Sono riunite nel consorzio Qivalis, con altre 30 banche europee, che evidentemente non sono proprio convinte che il futuro si lascerà guidare dalla Banca Centrale Europea.
Intanto i più cinici ricordano che l’esperimento cinese, più vicino a quanto si vorrebbe fare in Europa, non sta procedendo come previsto, nonostante ampi programmi di incentivi. Forse è questo uno dei motivi che sta spingendo il settore privato europeo a lasciare aperte entrambe le strade.
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