Voci di accordo tra USA e Iran: petrolio in picchiata, Nasdaq vira in positivo, ma la strada è lunga
Reuters parla di possibilità di accordo per la riapertura totale di Hormuz e stop a sanzioni economiche e blocco navale per l'Iran.
Aggiornato 24/09/2026
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AGGIORNAMENTO: Nel frattempo sono arrivati i dati dall’Asia relativi all’importazione di greggio, che sono i più alti dall’inizio della guerra. Anche questo sarebbe un buon segnale, un miglioramento di una situazione che rimane di difficile lettura tra dati scarsi che arrivano da Hormuz, conferme e smentite impossibili da verificare.
Petrolio giù su voci di tentato accordo tra USA e Iran. Secondo un dispaccio diffuso da Reuters, i due Paesi starebbero negoziando una riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio dello stop al blocco navale che non permette a Teheran di commerciare il suo petrolio. Vengono citate fonti anonime e per ora mancano conferme. I mercati hanno comunque reagito scaricando in modo importante i futures su WTI e Brent.
Il petrolio è tra i maggiori responsabili dello stato di agitazione sui mercati: Brent ha toccato, prima di correggere, i 107,5$ mentre WTI aveva toccato, di nuovo, i 97$ al barile. Le preoccupazioni sull’inflazione collegata ai prezzi sostenuti del comparto energetico stanno inoltre costringendo diverse banche centrali a politiche monetarie più restrittive, anche in prospettiva.
Ci può essere davvero un accordo?
Per ora si parla di fonti anonime e di tentativo diplomatico. Non è chiaro quanto sia possibile raggiungere un accordo che comporterebbe, secondo quanto è stato riportato da Reuters, la riapertura dello stretto di Hormuz e lo stop a diverse sanzioni economiche, nonché al blocco navale che non permette all’Iran di far arrivare sui mercati il suo petrolio.
Gli USA sarebbero al tavolo delle negoziazioni con il bisogno impellente di rimuovere il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, con i prezzi del petrolio che stanno peggiorando una situazione che è già complicata in termini di rendimento dei bond.
- C’è un ostacolo
L’ostacolo principale rimane quello della scarsa volontà delle parti di perdere la propria leva negoziale. Nessuno, per intenderci, vorrebbe partire con le concessioni, per quanto i costi della guerra, diretti e indiretti, siano ormai ingenti da ambo le parti.
- Ghalibaf si prende gioco di Bessent
Felice 5,1% America. Mashallah. […] Volevate riportare l’Iran agli anni ’70? Noi vi riporteremo ai tassi degli anni ’70, in aggiunta a prezzi alti per la benzina, alla mancanza di diesel […] godetevi questa nostalgia.
Il messaggio dello speaker del parlamento iraniano fa riferimento all’andamento dei rendimenti dei bond USA decennali, che hanno superato con una certa agilità il 5% e che non sembrerebbero avere alcuna volontà di tornare al di sotto della soglia.
Nonostante la flessione del prezzo del petrolio in seguito alla diffusione della notizia, i decennali pagano ancora sul mercato secondario oltre il 5,13%, dopo aver toccato punte, nel corso della giornata, superiori al 5,13%.
Seguiranno aggiornamenti sull’effettiva consistenza delle trattative, che per ora sono poco più di rumors pubblicati da Reuters. I mercati però, almeno a guardare la flessione del petrolio, sembrerebbero aver dato ragione a questa eventualità.
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