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Intelligenza Artificiale

L'Europa è già patria del no a data center e intelligenza artificiale. Con USA saltati già più di 100 miliardi di dollari nel 2026

Il virus sarebbe partito dagli USA, ma avrebbe già "infettato" anche l'Europa. E ora potrebbe toccare all'Asia.

16:47 • Pubblicato 03/10/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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CNBC lancia un allarme. Quanto sta accadendo negli USA prima o poi accadrà anche in Europa e in Asia. Di più: il virus si sta già diffondendo e gli investitori – scrive il popolare hub finanziario americano – potrebbero essere guai grossi. Di cosa si parla? Dell’opinione pubblica contro la costruzione di data center per l’AI, che ha già causato rallentamenti o stop per costruzioni dal valore di 42 miliardi di dollari in Europa e per 77 miliardi di dollari negli States. È proprio però da questi numeri che si dovrebbe capovolgere la narrativa.

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Sì, perché se è vero che i numeri generali sono relativamente vicini, è altrettanto vero che in Europa – secondo numeri diffusi dal Financial Times – c’è un quindicesimo della potenza di calcolo già installata negli Stati Uniti. E dunque i re del NIMBY, almeno in rapporto al volume di affari, è certamente da ricercarsi nel Vecchio Continente.

Un problema già globale

Il problema in realtà è già globale, come conferma CNBC in una sua recente indagine. Soltanto nei primi quattro mesi del 2026 sarebbero stati rinviati o fermati 70 progetti di data center in Europa. Sono più di quelli bloccati durante tutto il 2025. A confermare questi dati è l’European Data Center Monitor.

  • Il rapporto “assurdo”

Financial Times aveva parlato recentemente di un rapporto 1:15 tra la potenza di calcolo già installata in Europa e quella già installata negli USA.

Per quanto riguarda invece le dimensioni complessive dei progetti rinviati, siamo a 42 miliardi in Europa contro i 77 negli Stati Uniti, per un rapporto di 1:1,6. Si potrebbe anche affermare – facendo dei calcoli un po’ grezzi, che rispetto alla potenza installata in Europa si fermano 10 volte le costruzioni di data center che si fermano… negli States.

La questione però non riguarderebbe ormai soltanto il Vecchio Continente e il Nuovo Continente. L’opposizione ai data center starebbe montando anche in Corea del Sud ci sarebbero enormi resistenze a livello locale, nonostante il governo centrale abbia individuato i data center come uno dei tre binari principali per gli investimenti di massa del futuro.

Cosa significa per gli investitori?

È una questione complicata, sulla quale avremo modo di tornare anche nei prossimi giorni. La fame di potenza di calcolo dei modelli incontra un limite fisico e politico nella disponibilità di data center e nella possibilità di costruirne di nuovi.

I rinvii, i blocchi, le moratorie continuano a crescere e se la questione si farà ancora più politica (negli USA sembra essere quella la strada) le difficoltà potrebbero addirittura incrementare.

CNBC riporta l’opinione di Eulalia Flo, vice-presidente della divisione crescita e mercati emergenti EMEA da Equinix, che ha affermato:

Criptovaluta.it - Eulalia Flo
Eulalia Flo
Vice-presidente crescita da Equinix, EMEA

Non vediamo dei limiti strutturali alla crescita, ma a livello di politiche ambientali la questione si sta stringendo, almeno in alcuni mercati.

Aggiungendo poi che ci sono molti fraintendimenti sull’effettivo impatto dei data center e più in generale dell’industria AI presso il grande pubblico.

Ad ogni modo, se ci è concessa un’opinione personale, conterà molto poco la razionalità o meno di certe preoccupazioni. Se piccole comunità possono far saltare progetti miliardari, la situazione potrebbe diventare molto più complicata, soprattutto per chi ha già investito o ha bisogno di continuare a investire.

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Caporedattore e Content Strategy

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  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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