Polymarket: pre-IPO non vola. E si torna a parlare di emissione di token. I volumi però sconfessano i "gufi"
Polymarket punta sull'emissione di un token? Intanto campagna (organizzata?) sui social che parla di valore dimezzato.
10:30 • Pubblicato 18/10/2026
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Sembra passata un’era da quando tutti avrebbero fatto carte false per entrare in Polymarket in qualità di investitori. A poca distanza dall’ultimo funding round che aveva fissato il valore dell’azienda a 21 miliardi di dollari, sui pochi desk OTC che offrono contratti sul titolo nessuno compra neanche alla metà di quel valore. E intanto – secondo Bloomberg – il gruppo non è neanche più così convinto della bontà di quotarsi. Si potrebbe seguire una vecchia tradizione crypto, che però negli ultimi tempi non ha quasi mai funzionato.
Tutto questo a poca distanza dal Token 2049 di Singapore, durante il quale il CEO del gruppo Shayne Coplan ha di nuovo lasciato intendere – anche se non in modo troppo aperto – che potrebbe esserci il lancio di un token. Anche questo semi-annuncio però non ha sortito gli effetti sperati.
Che fine ha fatto Polymarket?
Dalla sponsorizzazione di squadre di Serie A alla presenza su Bloomberg, passando per le prime pagine di tutti i principali giornali del mondo finanziario. Polymarket era (ed è) ovunque, anche grazie a sponsorizzazioni milionarie che altri tipi di attività possono difficilmente permettersi.
Da qualche tempo però – soprattutto fuori dagli States – se ne sente parlare sempre meno. Tutto questo – almeno secondo le ultime voci che circolano – con un flop della pre-IPO almeno su piattaforme decentralizzate che offrono questo tipo di contratti.
Al netto di tutto però e di tante polemiche sui social – che sembrano anche queste però un tantino organizzate – il gruppo continua a registrare dei volumi importanti, che sono relativamente lontani dai massimi tra metà giugno e metà luglio, ma comunque su livelli assai interessanti.

Il nodo midterm
Con ogni probabilità una parte della tensione intorno a Polymarket dipende anche dalle elezioni di novembre, che potrebbe esprimere negli USA una maggioranza di segno diverso e molto meno aperta alle istanze dei prediction market .
Negli USA è in corso uno scontro tra CFTC – entità che regolamenta il mercato dei derivati e che rivendica la sua copertura anche dei prediction market – e le autorità dei singoli stati, che invece considerano queste attività come gioco d’azzardo, da regolamentare di conseguenza.
Al netto di tutto, se ne parla meno, almeno in Europa, complici anche le crescenti opposizioni da parte dei regolatori e dei governi.
Chissà se proprio questo finirà per far preferire a Polymarket l’emissione di un token rispetto al percorso, più classico, della quotazione in borsa.
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