Il colosso dei VC cambia strategia: il futuro non è più crypto. Via verso AI, robotica e nuove tecnologie
Tempo di cambiamenti per una famosa società di investimenti VC del settore crypto: ora si guarda anche a nuove opportunità su altri mercati.
18:47 • Pubblicato 23/10/2026
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Uno dei maggiori fondi di investimento nativi del mondo crypto ha deciso di ampliare la propria visione e di aprire le porte ad aziende e startup che operano al di fuori del perimetro della blockchain. Il motivo della scelta è molto semplice: le criptovalute non offrono più lo stesso potenziale dirompente di qualche anno fa, mentre nuove tecnologie innovative stanno attirando sempre più attenzione e capitali in tutto il mondo.
Il protagonista di questo cambiamento è Andreessen Horowitz, spesso conosciuto con la sigla a16z, un fondo di venture capital (VC) che dichiara oltre 100 investimenti privati e più di 100 miliardi di dollari di asset in gestione. Non sarà tuttavia un vero e proprio addio alle criptovalute, che resteranno parte integrante della sua strategia, sebbene la scelta di allargarsi verso nuovi orizzonti rappresenti un segnale tutt’altro che positivo, almeno a primo impatto, per l’industria degli asset digitali.
a16z crypto cambia volto: il VC non investirà più solo su blockchain
Andreessen Horowitz è uno dei pezzi grossi del comparto dei VC e opera attraverso varie divisioni, ciascuna specializzata in specifici settori tecnologici. La notizia del cambio di strategia riguarda esclusivamente la sezione a16z crypto, che fino a oggi ha finanziato lo sviluppo di tanti progetti di successo nel settore, tra cui Solana, Uniswap, Avalanche, Optimism e molti altri ancora.
La novità principale è in realtà “solo” di facciata e riguarda il cambio di nome della suddetta divisione: da a16z crypto si passerà ad a16z Frontier, una scelta che riflette la volontà di espandersi verso le nuove tecnologie innovative di frontiera.
Il gruppo sottolinea che continuerà a guidare investimenti nel mondo crittografico, ma guarderà allo stesso tempo anche nuovi mercati, in particolare quelli legati all‘intelligenza artificiale, alla robotica e alle biotecnologie.
Perché togliere la parola “crypto” dal nome del fondo VC?
L’idea è maturata dalla constatazione che il confine tra aziende del mondo crypto e imprese tecnologiche tradizionali stia diventando sempre più sfumato. Come ha spiegato Chris Dixon, responsabile del fondo, oggi le banche e le società fintech utilizzano con frequenza la blockchain per sviluppare i propri prodotti. Proprio per questo motivo non ha più senso definire le aziende in base alle infrastrutture che utilizzano, ma piuttosto in base ai problemi che risolvono concretamente.
Da un certo punto di vista questa visione conferma la forte crescita del settore crittografico, che rispetto a diversi anni fa è diventato più mainstream e ampiamente adottato su scala globale. D’altra parte, però, questo cambiamento rende evidente quanto il potenziale di crescita degli asset crypto si sia fortemente limitato rispetto a quando il comparto era molto meno conosciuto.
Le stesse parole di Dixon riflettono la sensazione che la blockchain non venga più considerata una “tecnologia emergente” in senso stretto:
La nostra espansione riflette anche un approccio che ha guidato molti dei nostri investimenti per anni: sostenere tecnologie che sembrano futuristiche, ben prima che raggiungano il grande pubblico.
Le aziende e i fondi “crypto” non ispirano più fiducia
Mike Dudas, co-fondatore di The Block, ha commentato in modo alquanto diretto il cambio di nome di a16z. Secondo la sua interpretazione, la scelta era ampiamente prevedibile in quanto oggi il termine “crypto” viene spesso associato a personaggi e aziende poco serie dell’industria, e risulta dunque assai limitante in ottica di branding.
Dudas sostiene inoltre che anche altri VC avrebbero cambiato la propria etichetta nelle proprie attività interne, senza però comunicare il passaggio pubblicamente.
Lo stesso imprenditore aggiunge però che questo rebranding non cambia sostanzialmente il metodo di investimento di Andreessen Horowitz, così come quello di altre società di venture capital, sostenendo che se davvero si trattasse di un pivot tattico, allora questi fondi avrebbero perso almeno 18 mesi di grandi opportunità arrivando in ritardo sui mercati. Il riferimento è soprattutto alle opportunità nate dall’intersezione tra blockchain e AI, un ambito in cui gli investitori più attenti si sarebbero già mossi da tempo.
La community non sembra dispiaciuta del cambiamento di a16z
Se si tratterà davvero unicamente di un rebranding o di un’evoluzione più ampia della strategia di investimento di a16z lo scopriremo solo con il tempo. Sarà interessante, a tal proposito, vedere quanti progetti crypto finanzierà il fondo VC e quanti capitali inietterà invece su startup alternative legate alle tecnologie innovative.
In ogni caso, la community non appare del tutto scontenta di questa novità, soprattutto poiché Andreessen Horowitz è spesso considerato come uno dei “bad actors” che avrebbero contribuito in modo significativo alle pessime performance del mercato altcoin negli ultimi anni.
Molti utenti accusano infatti il fondo di aver sostenuto diversi lanci di token con “high FDV low float”, ossia monete che vengono listate sui mercati con capitalizzazioni già elevate e con un’alta inflazione data dal basso flottante in circolazione. Queste impostazioni avrebbero poi portato alla mattanza dei crypto asset, con pochi casi di monete profittevoli nel medio/lungo periodo.
Il punto di vista della comunità è chiaro: queste strategie ormai non funzionano più come in passato e a16z potrebbe aver deciso di cercare opportunità altrove. A ogni modo, non spetta a noi dover esprimere un giudizio morale sulla scelta: sarà il tempo a stabilire se e cosa cambierà davvero nell’impostazione del VC più discusso del settore crypto.
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