Netanyahu: "Prepariamoci a sanzioni" e guarda a crypto e blockchain per aggirarle. È il momento di Bitcoin per Israele?
Benjamin Netanyahu parla di "sistemi alternativi" su blockchain per evitare sanzioni che teme che arriveranno.
19:18 • Pubblicato 23/10/2026
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Israele su Bitcoin e crypto? Le ultime parole del premier Benjamin Netanyahu sembrano puntare in quella direzione, date le preoccupazioni su future sanzioni al sistema bancario israeliano. Sebbene non abbia parlato nello specifico di eventi prossimi, Netanyahu ritiene che potrebbero montare pressioni crescenti dal sistema bancario internazionale – e che il Paese pertanto dovrebbe iniziare a individuare strade alternative. Di più, Netanyahu le avrebbe già individuate, e a domanda sulla blockchain e le crypto, ha risposto in modo affermativo.
Netanyahu ha affermato di essere interessato a una in particolare (di blockchain? Di criptovalute?) senza però specificare quale e ha detto di aver già chiesto un piano per essere preparati a eventualità di questo tipo.
Cosa teme Israele?
Il timore condiviso dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è di sanzioni che impedirebbero alle banche straniere di interagire con le banche israeliane. Un’eventualità del genere vorrebbe dire trovarsi nell’impossibilità di effettuare pagamenti verso l’estero e di ricevere denaro dall’estero. Una sorta di morte civile internazionale che è poi ciò che tocca ai Paesi che finiscono sotto sanzioni.
Operare a livello finanziario diventa molto difficile, soprattutto quando – come nel caso di Israele – i legami finanziari con il mondo occidentale sono di fatto imprescindibili.
Dobbiamo capire che potrebbero esserci sanzioni bancarie. Dovete prepararvi a un sistema economico alternativo e sapete qual è – e sapete quali valute possono superare [le sanzioni, N.d.R.] e ci sto lavorando.
Non è chiaro per il momento quale sia la valuta individuata da Netanyahu, anche se a domanda dei giornalisti sulla blockchain ha risposto:”Una di queste. E ho già chiesto un piano per essere preparati.”
Stablecoin impossibili
La mente non può che correre alle stablecoin, criptovalute che sono ancorate al valore di una divisa classica (in genere il dollaro) e che sono state – soprattutto in passato – ampiamente utilizzate anche da Paesi sotto sanzioni, come nel caso del Venezuela e dell’Iran.
Tuttavia i tempi sono cambiati: il maggior emittente di stablecoin su scala globale, Tether, implementa le sanzioni richieste da OFAC e da altri enti internazionali, come hanno dimostrato recenti sequestri.
Spazio tecnico: le stablecoin permettono all’emittente di congelare determinati indirizzi e dunque di procedere a un sequestro di fatto, cosa che non è possibile, ad esempio, con Bitcoin.
Alternativa Bitcoin?
Se il punto è avere mercati di scambio liquidi e impossibilità di sequestro da remoto, BTC81.681 $▲ +0,68% è certamente l’alternativa più valida, anche se il suo impiego in operazioni di questo tipo è stato sempre minimo.
Bitcoin infatti non ha valore ancorato a divise classiche e può essere oggetto di volatilità importante. Tra il momento dell’accordo e quello del pagamento il valore rappresentato da Bitcoin può variare sostanzialmente.
Se il punto però è quello di evitare sequestri e sanzioni, è tecnologicamente la soluzione più valida.
La notizia è stata riportata anche da The Jerusalem Post qui.
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