Banca centrale d'Israele boccia il piano Bitcoin e crypto di Benjamin Netanyahu per aggirare le sanzioni
La banca centrale israeliana non aspetta molto e chiede al premier di evitare... sanzioni.
08:17 • Pubblicato 25/10/2026
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Arriva il primo stop all’idea del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu di utilizzare le criptovalute per aggirare eventuali sanzioni. A parlare è – secondo quanto riportato da Financial Times – la banca centrale israeliana, che ha indicato queste tecnologie come non adatte ad aggirare sanzioni che colpirebbero il sistema bancario commerciale di Israele.
Tutto era nato venerdì scorso, quando il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva affermato a Channel 10 di temere sanzioni per il sistema bancario israeliano, che avrebbero causato dei problemi enormi al Paese. Sempre in quella circostanza, il primo ministro israeliano aveva indicato nel mondo della blockchain e delle criptovalute un canale per continuare a spostare denaro e pagamenti anche nel caso di sanzioni che avrebbero colpito le banche nazionali, in particolare nei rapporti con l’estero.
Arriva il no della banca centrale israeliana
La questione sembrerebbe essere durata poco. La Banca d’Israele, che svolge il ruolo di banca centrale, ha invitato il primo ministro a mantenere i rapporti con i partner commerciali, evitando sanzioni internazionali che il mondo crypto – sempre secondo la banca centrale – non potrebbe aiutare ad aggirare.
Le criptovalute non possono essere usate come canale per aggirare le sanzioni. La cosa giusta per l’economia di Israele è preservare le relazioni economiche con i nostri partner commerciali principali, concentrandosi nel prevenire sanzioni e i loro effetti negativi sull’economia. La questione è responsabilità politica e questa dovrebbe agire per avanzare certe questioni.
Questo è quanto si legge in una nota diffusa dalla stessa Bank of Israel, risposta chiara e secca a quanto Benjamin Netanyahu aveva affermato pubblicamente venerdì scorso.
Ha ragione la banca centrale?
Avevamo condiviso i nostri dubbi con i lettori già al momento della prima dichiarazione del primo ministro israeliano. Le possibilità di affidarsi alle criptovalute per aggirare sanzioni sono in verità poche e richiedono comunque piena collaborazione da parte dei partner commerciali.
Per un Paese come Israele, che registra export per 168,9 miliardi di dollari, ci sarebbe in primo luogo un problema di liquidità. In secondo luogo, i partner commerciali che accetterebbero di pagare in criptovalute, non sarebbero comunque al riparo dalle conseguenze legate alla violazione di sanzioni.
In terzo luogo, la scelta di una criptovaluta sicura per questo tipo di operazioni non sarebbe semplice. BTC80.535 $▼ -0,26% potrebbe offrire un ecosistema sicuro e al riparo da sequestri da parte di terzi.
Lo stesso non si potrebbe dire invece di alternative come le stablecoin. Tether offre pieno supporto alle sanzioni imposte dagli USA e da OFAC, con la possibilità di sequestrare qualunque somma da remoto. Lo stesso vale per gli altri gestori.
Quella di Netanyahu, per quanto poi non sviluppata nei dettagli, è apparsa da subito, almeno agli specialisti, come una soluzione difficile da sviluppare prima e percorrere poi.
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