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Arbitrum ha bloccato i fondi dell'hacker di Binance. Le blockchain non sono più decentralizzate?

Lo strano caso di Arbitrum ricorda al mondo crypto che esistono tante sfumature.

11:20 • Pubblicato 03/11/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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I gestori delle principali stablecoin – Tether e Circle – si sono mossi con rapidità per congelare i fondi degli hacker che hanno bucato Binance portando via oltre 6 miliardi di dollari. Fin qui nulla di straordinario: i gestori delle stablecoin hanno una funzione di blacklist che permette di bloccare i fondi con rapidità e non è la prima volta che vi fanno ricorso. Più interessante quanto è stato fatto da Arbitrum, un network layer 2 su Ethereum che si è appropriato di 30 milioni di dollari dell’hacker che stavano transitando sul suo network. E ha potuto farlo senza avere né chiavi né autorizzazioni da parte del criminale.

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Com’è avvenuto? Ciò che molti ignorano è che Arbitrum ha un Consiglio di Sicurezza con 12 membri che vengono votati da chi detiene il token. Il consiglio può operare – a maggioranza di almeno 9 su 12 – per modificare il contenuto degli smart contract. In questo caso è stata aggiunta una funzione – sendUnsignedTransactionOverride – che ha permesso al Consiglio di Sicurezza di alterare le transazioni. I fondi sono stati poi dirottati su un indirizzo utilizzato… per il congelamento dei fondi suddetti. Potranno essere movimentati poi soltanto con un voto di governance della DAO.

Le blockchain non sono decentralizzate?

Il grande errore che si commette sotto questo aspetto è quello di fare il proverbiale fascio senza distinguere casi. Il funzionamento di certi layer 2 – che vi ricordiamo essere dei collettori di transazioni che poi inviano ai network principali – può essere diverso. E ci si può coordinare – come nel caso di ARB0,1561 $▼ -2,25% – per alterare certe procedure. Quindi no, non si tratta di un sistema pienamente decentralizzato, ma piuttosto di un sistema che opera, tramite voto, una sorta di dittatura benevola e che richiede, per mosse così controverse, maggioranze ampie.

I fondi recuperati sono relativamente poca cosa rispetto agli oltre 6 miliardi di dollari che sono stati sottratti a Binance. Tuttavia, a fare notizia, sarà questo comportamento del Consiglio di Sicurezza di Arbitrum – che è nato, tra le altre cose, proprio per intervenire in questi casi.

Non è la prima volta

Si era intervenuti in passato su certi parametri in caso di bug. Tuttavia quanto fatto durante il caso Binance costituirà probabilmente precedente e sarà (con pro e contro) uno standard che potrebbe essere applicato anche da altri layer 2.

C’è infatti la questione autorità: FBI ha chiesto a protocolli DeFi e a gestori di mixer e exchange istantanei di bloccare il possibile. Cosa potranno rispondere ragionevolmente gli altri layer 2 se Arbitrum ha dimostrato che operare in tal senso è… possibile?

È corretto operare così?

È una questione ideologica. Se le blockchain e certi protocolli si dotano di questa possibilità, cosa fare quando è chiaro che i fondi sono stati sottratti illecitamente? Che senso avrebbe avere una possibilità tecnica di questo tipo senza poi utilizzarla?

Le risposte a queste domande possono essere molteplici – e i vasi di Pandora che si scoperchiano innumerevoli. Tuttavia, abbiamo una certezza: il mondo crypto che sposta denaro vero guarderà con sempre maggiore convinzione a questo tipo di opportunità tecniche.

Non sarà la fine dei permissionless asset – ma piuttosto una lunga scala di grigi, con migliaia di sfumature, garanzie, modalità operative. Non piacerà a tutti, ma ognuno è pur libero di gestire il proprio protocollo come preferisce.

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Caporedattore e Content Strategy

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Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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