Un crypto investitore sta muovendo 25 Bitcoin accumulati nel 2012 per 160 dollari: ora valgono 2 milioni
Nuovi risvegli da parte dei veterani di Bitcoin: questo utente aveva mosso i suoi primi passi nel settore già ai tempi di Satoshi Nakamoto.
14:17 • Pubblicato 05/11/2026
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Si risvegliano nuovi wallet dormienti legati alle prime fasi di sviluppo di Bitcoin: quest’oggi un wallet che aveva accumulato 25 BTC nel lontano 2012, quando ogni coin veniva scambiata a poco più di 6 dollari sui pochi mercati all’epoca disponibili, ha trasferito le monete su un nuovo indirizzo. Alle quotazioni attuali, quei fondi valgono più di 2 milioni di dollari.
Non parliamo di un investitore qualsiasi, ma di un miner risalente all’epoca Satoshi, che avrebbe ottenuto centinaia di BTC attraverso l’attività di mining (quando ancora il premio di blocco era pari a 50 BTC), per poi tuttavia vendere parte di quei proventi a partire dal 2015. In ogni caso, considerando i costi di estrazione di quel periodo, il suo investimento sembra avergli reso una vera e propria fortuna.
In movimento 25 Bitcoin minati nel 2012
Secondo quanto mostrato dai dati di Arkham Intelligence, l’utente in questione avrebbe accumulato complessivamente 365 BTC79.590 $▲ +1,65% facendo mining tra il 2011 e il 2012, in un periodo in cui il mondo delle criptovalute era ancora un piccolo esperimento finanziario. Ha iniziato poi a vendere progressivamente le monete dal 2015, trasferendole su exchange, con l’ultima operazione (prima di quella odierna) risalente a 4 anni fa.
Oggi il miner ha effettuato un ulteriore ridimensionamento delle proprie riserve, andando a trasferire 25,4 $BTC presso due nuovi indirizzi. Se consideriamo che questi asset siano stati tra gli ultimi estratti dall’operatore, il loro controvalore all’epoca del mining si sarebbe aggirato intorno ai 160 dollari, contro gli oltre 2 milioni di dollari che rappresentano oggi: un guadagno ipotetico di circa 12.500 volte il capitale iniziale.

Ora, nel wallet del miner rimangono altri 40,5 $BTC, che valgono 3,26 milioni di dollari, mentre le monete appena prelevate restano parcheggiate in un indirizzo pseudoanonimo, in attesa del prossimo movimento.
Non possiamo sapere con certezza se l’ultima operazione sia stata eseguita ai fini di una vendita. C’è anche da osservare che, a differenza dei trasferimenti degli ultimi anni, sempre diretti come destinazione verso un exchange, questa volta il prelievo ha interessato un indirizzo privato, escludendo, almeno nell’immediato, l’ipotesi di una liquidazione.
Sempre più wallet Bitcoin dormienti si risvegliano dal letargo
Quello del miner è solo l’ultimo di una lunga serie di wallet che sono tornati attivi dopo un lungo periodo di assenza dai registri on-chain. Poche ore fa, infatti, un altro utente avrebbe trasferito 6,95 $BTC, movimentati l’ultima volta nel 2011, agli albori della fase di adozione di Bitcoin. In quel periodo valevano solo 58 dollari mentre oggi presentano un controvalore di oltre mezzo milione di dollari.
In questo giornale vi abbiamo parlato spesso di questo tema, evidenziando come nell’ultimo periodo ci sia stato un incremento dei movimenti legati agli indirizzi storici di Bitcoin. A metà ottobre, ad esempio, una balena aveva spostato 33 milioni dopo essere rimasta ferma per 13 anni, dopo un lungo e glorioso periodo di holding.
A livello aggregato, questo trend è iniziato a partire da luglio – in prossimità del bottom locale dei prezzi di $BTC – come suggerisce l’andamento della metrica on-chain Livelines, la quale mostra proprio una maggiore attività delle coin più datate.
Quanti $BTC devono ancora risvegliarsi?
Non è facile stimare quanti $BTC siano rimasti inattivi sin dai primi anni di vita della criptovaluta fino a oggi, così come non è facile fare una stima di quante monete potrebbero tornare effettivamente sul mercato. Molti wallet potrebbero infatti non essere più raggiungibili dai rispettivi proprietari, essendoci il rischio che questi abbiano perso le chiavi private, come accaduto a un investitore in uno degli errori più costosi della storia delle crypto.
Possiamo però farci una vaga idea dell’entità di queste cifre osservando una nota metrica on-chain della piattaforma Glassnode. In particolare, secondo il grafico “BTC: Probably Lost Supply”, ci sono circa 1,45 milioni di $BTC che risultano fermi dal lancio del primo exchange per lo scambio della criptovaluta, datato luglio 2010. Questa cifra include anche le coin minate da Satoshi.
Ciò significa che il 6,9% della supply totale di Bitcoin non è mai stato spostato on-chain nell’arco degli ultimi 16 anni, il che tuttavia non esclude che, almeno una parte, possa tornare attiva in futuro.

Sembra comunque che dal 2018 in poi la metrica sia rimasta piuttosto stabile, suggerendo ipoteticamente che una fetta di questa ricchezza sia magari inaccessibile, poiché persa definitivamente.
Sarà interessante osservare se ci saranno nuovi risvegli in futuro, potenzialmente anche legati agli anni successivi al 2010, per capire se questo trend proseguirà a lungo o se, prima o poi, termineranno i Bitcoin OG ancora rimasti in circolazione. Potete provare a seguire in prima persona questi movimenti tramite il nostro tool dedicato all’analisi dei flussi delle balene.
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