Sceglie l'AI al posto di Bitcoin: ricavi stabili, ma il titolo fa -70% dai massimi. I numeri di TeraWulf
Per TeraWulf i ricavi di Bitcoin crollano in 1 anno. Ha scelto l'AI, ma ora deve affrontare le ire del mercato.
09:37 • Pubblicato 08/11/2026
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Anche da TeraWulf i ricavi legati a Bitcoin sono scesi quasi a zero. Il gruppo ha riportato infatti soltanto 13,2 milioni di dollari legati al mining, contro i 43,4 milioni di dollari dell’anno precedente, per lo stesso periodo. Una situazione che però non dipende da BTC, ma piuttosto da scelte aziendali che – come nel caso di Core Scientific e IREN – hanno portato l’azienda a preferire i contratti legati all’intelligenza artificiale.
Il grosso dei denari di TeraWulf arriva ora dall’AI, cosa che pur essendo sul medio e lungo periodo attrattiva, in realtà ha causato al titolo di WULF problemi non indifferenti, almeno in termini di valore in borsa.
Il settore AI cresce del 774%
Mentre i ricavi da BTC75.805 $▼ -0,32% (o meglio, dal mining) si riducono, ci sono però quelli legati all’AI e alla fornitura di potenza di calcolo che crescono in modo importante. Secondo i dati trimestrali diffusi dal gruppo, i ricavi legati all’AI sono stati di 63 milioni di dollari, coprendo così quanto è stato perso in ambito Bitcoin.

Questo non ha permesso però al gruppo di schivare il sell off che ha interessato il grosso dei cosiddetti neocloud, ovvero le società che si occupano di costruire data center e offrire potenza di calcolo a noleggio. Negli ultimi 6 mesi WULF ha perso oltre il 50% del suo valore di borsa e quasi il 70% dai massimi di 28 dollari.
Le prime vittime del crollo del comparto AI
In realtà, i neocloud come TeraWulf sono stati i più colpiti da un settore AI che vede in questo tipo di attività concentrarsi il grosso delle preoccupazioni. I neocloud sono infatti poco capitalizzati, stanno iniziando ad avere problemi nel raccogliere capitali a mercato.
Una scelta, quella di buttarsi nel mondo AI – che appariva come la più sensata grazie a contratti che permettono di pianificare spese e ricavi su periodi più lunghi di quelli consentiti dal mining Bitcoin. Ora però, con la crisi del settore, chissà se qualcuno non stia riconsiderando un passaggio più equilibrato.
Non sembrerebbe essere questo il caso per Core Scientific e per IREN, che durante la scorsa settimana hanno confermato che chiuderanno ogni attività di mining Bitcoin entro i prossimi 2 mesi, ovvero prima di fine anno.
Intanto però il mining Bitcoin, in termini di hashrate – ovvero di potenza conferita al network – non sembrerebbe risentirne granché. Segnale che BTC può fare a meno anche di queste società strutturate, che un tempo sembravano dominanti nel mondo del mining e che invece ora, pur uscendo, non stanno lasciando alcun vuoto.
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