BCE ha fatto il suo. O almeno questo è quanto racconta Christine Lagarde, governatrice della Banca Centrale Europea, che conferma il passaggio della palla Euro Digitale al ramo legislativo e esecutivo dell’Unione Europea. BCE sarebbe pertanto pronta a partire quasi subito, se non fosse che si dovrà necessariamente implementare la legislazione che ne renderà possibile l’utilizzo. Le ultime previsioni parlavano di un progetto che, nel migliore dei casi, finirà nelle tasche degli europei non prima di fine 2028.
Continuerà dunque il focus di BCE affinché l’Euro Digitale abbia tutto il sostegno politico di cui avrà bisogno, con diversi dei Paesi Membri dell’Unione che hanno però richiesto importanti garanzia da un lato per quanto riguarda la possibilità di continuare a utilizzare contante, dall’altro di limitazioni importanti alle detenzioni massime di euro digitali, al fine di evitare la fuga dai conti bancari.
Un euro digitale che non piace a nessuno, per ora
Per ora gli unici pareri favorevoli arrivano da BCE. I più grandi gruppi e le più grandi associazioni bancarie del continente hanno infatti sollevato più volte questioni che riguardano, principalmente, la potenziale fuga dai conti corrente da parte dei cittadini europei.
Depositi che sono linfa vitale per il sistema bancario e che verranno tutelati inserendo nelle leggi che apriranno all’euro digitale delle limitazioni importanti in termini di massimi che si possono detenere.
Anche a livello politico ci sono state diverse questioni da risolvere e probabilmente ne sorgeranno delle altre in fase di approvazione: diversi Paesi membri dell’Unione infatti vogliono garanzie sulla possibilità di continuare a utilizzare il contante, questione sulla quale in particolare i partiti delle destre europee hanno costruito una parte del loro discorso politico.
Per contrastare anche le stablecoin
L’euro digitale era nato in realtà come risposta alla possibilità che i grandi gruppi tech emettessero la propria moneta privata, facendo riferimento al caso Libra/Facebook. Ai tempi non se ne fece poi più nulla, anche a causa di importanti pressioni politiche che spinsero Zuckerberg e il suo gruppo a desistere.
Il progetto dell’euro digitale però è andato avanti, raccontandosi una volta come strumento/canale di pagamento per contrastare il duopolio Visa e Mastercard, dall’altro invece per fermare – questa è una narrativa più recente – l’avanzata delle stablecoin legate al dollaro, criptovalute private che hanno il proprio valore ancorato a quello del dollaro USA (e più raramente a quello dell’euro).
Una questione che per il più forte dei sostenitori dell’euro digitale in seno al Board di BCE, l’italiano Piero Cipollone, sarebbe di sovranità monetaria e di libertà di utilizzare strumenti europei e non “esteri”. Sarà questo il cavallo di battaglia di una campagna che non è più tecnica, ma politica. Si dovranno infatti convincere Consiglio e Parlamento della bontà dell’iniziativa. Durante le discussioni in commissione non tutti sembrarono essere d’accordo.
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