Sono diversi gli exchange che hanno attivato il trading di azioni, tokenizzate o meno, confermando quanto Ben Zhou (CEO di Bybit), aveva affermato ai nostri microfoni: ci sarà una convergenza nell’intermediazione di investimenti. Chi è partito dalle crypto convergerà verso le azioni, e viceversa. La cosa però cambia il quadro degli investimenti in criptovalute. La teoria fondamentale che sta girando è che l’accesso alle azioni sulle stesse piattaforme limiterà gli investimenti in particolare sulle altcoin. Teoria interessante, che andremo ad analizzare in questo approfondimento.
La teoria è la seguente: se il grosso degli investitori avrà accesso, tramite la stessa piattaforma, a prodotti quali azioni, materie prime, forex (e crypto), perché mai dovrebbero investire in altcoin, soprattutto quelle di minore qualità? È una critica sensata, e abbiamo un esempio di come potrebbe sembrare il mondo post-superapp, ovvero dopo che quasi tutti i grandi intermediari di investimenti offriranno accesso praticamente a tutto.
=> Qui l’analisi di Francesco Galella sull’ottimo andamento dei futures su azioni inaugurati da Bitget.
Azioni contro crypto: è un discorso che ha senso?
Partiamo dalla base del ragionamento: a breve tutti i principali exchange offriranno non solo crypto, ma anche accesso ai mercati cosiddetti “tradizionali”. In realtà in tanti lo stanno già facendo – vedi Bybit – altri hanno accelerato – vedi Kraken – altri sono a ottimo punto – vedi Bitget. Coinbase ha annunciato la scorsa settimana che offrirà direttamente azioni ai propri clienti negli USA. Il movimento è chiaro come non mai: tutti cercheranno di diventare una sorta di superapp, ovvero un hub di investimento completo.
eToro lo fa da tempo e da… tempi non sospetti. Ed è forse quella una delle configurazioni più interessanti da guardare per capire come potrebbe evolversi il mercato.
Crypto sì, ma solo top?
Non necessariamente. O meglio, non soltanto le top in termini di capitalizzazione. Continueranno a spuntare novità, che saranno sostenute dall’aggiunta nei listini anche dei principali exchange. Il caso di eToro rimane emblematico. Ha una lista curata di più di 100 crypto, e man mano aggiunge quelle che più sono apprezzate dal pubblico, non senza però un’analisi preventiva.
Per gli exchange, che sono abituati però a partire dalle crypto, probabilmente si continuerà a listing più o meno indiscriminati, seguendo le proprie filosofie interne. Il punto focale sarà come reagiranno gli utenti avendo a disposizione più asset, diversi dei quali ritenuti più seri delle crypto a bassa capitalizzazione.
Una parte dei degen…
Una parte dei degen investe in crypto a bassa capitalizzazione non perché non ha accesso al mondo delle azioni, ma perché cerca quel brivido, quel livello di rischio e spesso anche per “ignoranza”.
Spariranno? Niente affatto. E certamente non cambieranno idea sulle proprie strategie perché hanno ora a portata di click le azioni classiche. Tuttavia c’è qualcosa che ad avviso di chi vi scrive imporrà una svolta.
DeFi: forse non cambierà tutto, ma cambierà tanto
Forse il fulcro di questa rivoluzione sarà quella delle azioni tokenizzate. Non in via diretta (ritengo che ci saranno dei limiti importanti alla loro circolazione in DeFi, vuoi anche soltanto per questioni di KYC), ma piuttosto per i prodotti che in tanti ci costruiranno sopra.
Lo schema è quello che abbiamo visto già all’opera con $USDtb di Ethena. Ha in cassa $BUILD, un fondo di BlackRock, e però può circolare liberamente nel mondo, senza lacci e lacciuoli tipici dei mercati tradizionali.
Qui potrebbe giocarsi una partita forse più importante: se potremo utilizzare derivati (perché di tali si tratta) su azioni Nvidia, Microsoft o Amazon, perché mai dovremmo avventurarci tra le crypto di bassa lega?
Quindi sì, in questo senso la fusione tra i due mercati (imperfetta e lenta, per carità), porterà a cambiamenti in termini di atteggiamento da parte di una percentuale non irrilevante di investitori.
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