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Iran: Bitcoin e crypto per armi. Il NON-SCOOP di Financial Times

Financial Times tira fuori una storia vecchia di 8 mesi per tornare a parlare di crypto.

Ammettiamo di trovare certe tempistiche del Financial Times talvolta bizzarre. Il grande giornale dedicato a finanza ed economia ha pubblicato un lungo reportage sulla supposta vendita di sistemi d’armamento avanzati iraniani ricorrendo all’utilizzo di criptovalute. Questo tramite un sito internet affiliato direttamente al governo di Teheran. Notizia interessante, se non fosse vecchia di almeno 8 mesi e – cosa più importante – priva di qualunque tipo di verifica.

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Il sito in questione – Mindex – listerebbe tra le diverse possibilità di pagamento anche i circuiti crypto, previa negoziazione, senza che sia specificato quale criptovaluta potrebbe essere accettata e soprattutto a quali condizioni. Si tratta però di soltanto il quarto su cinque dei metodi di pagamento disponibili e soprattutto di qualcosa di non verificato se non attraverso quanto scritto nella FAQ di un sito internet.

Attacco mirato al mondo crypto?

Non è certamente detto, ma le tempistiche sono di quelle che almeno ad avviso di chi vi scrive sono piuttosto sospette. Mindex è infatti noto come sito internet almeno da aprile 2025, quando era già presente la stessa identica FAQ e la stessa identica indicazione della possibilità di negoziare armamenti anche avanzati in criptovalute.

  1. In cash e nella valuta che sarà specificata nel contratto
  2. In credito, sempre secondo il contratto
  3. In rial
  4. In criptovalute, secondo l’accordo del contratto
  5. In baratto e scambi

Il tutto all’interno di una sorta di mercatino che sarebbe direttamente legato al Ministero della Difesa iraniano, che notoriamente è sottoposto a sanzioni insieme al resto del governo di Teheran e ha dunque difficoltà di accesso al circuito bancario internazionale, o almeno al sistema “dollaro”.

Financial Times, tra le righe, ammette che tale proposta è stata aggiunta lo scorso anno (omettendo però che l’intero sito internet è andato online lo scorso anno).

  • Sito autentico?

Sembrerebbe di sì, anche se non c’è molto da confermare se non il fatto che sia ospite di un noto servizio cloud iraniano e che nessuno si sia preoccupato di averlo tirato giù nel corso degli ultimi 8 mesi (da tanto il sito è attivo e riporta, sin dal suo esordio, l’eventuale possibilità di pagare in criptovalute).

Notizie che non lo erano?

In un certo senso sì, perché tutto l’articolo di Financial Times – che puoi recuperare qui, parla dell’introduzione di questa possibilità come se fosse qualcosa di nuovo e frutto di una svolta recente, probabilmente cercando di cavalcare il ritorno dell’Iran in prima pagina sui giornali, a causa delle proteste contro il regime e di disordini interni .

Per il resto, vale la pena di ricordare a tutti, anche ai giornalisti del Financial Times, che in passato gli sforzi dell’Iran per aggirare sanzioni tramite criptovalute non hanno comunque impedito ad OFAC di bloccare conti e di sequestrare denaro legato alle Guardie della Rivoluzione.

Il 16 settembre 2025 infatti OFAC ha sanzionato una lunga lista di soggetti iraniani che permettevano l’aggiramento delle sanzioni ricorrendo a network crypto. Tuttavia, anche in quel caso, si trattò in realtà di quantità di denaro piuttosto modeste: 100 milioni tra il 2023 e il 2025, somme piuttosto esigue per coprire traffici di una qualche rilevanza.

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