La vera domanda clou per il 2026 sarà quanto appetito per il rischio avranno i mercati. Una questione che avrà importanti riverberi anche sul mercato di Bitcoin e delle criptovalute, in una situazione però diversa da tutte quelle che abbiamo affrontato in passato.
Se è vero infatti che il mercato azionario – in quasi tutto il mondo – continua a spingere, è altrettanto vero che i fondi “money market”, quelli più tranquilli e a base di bond sovrani sicuri, sono ai massimi storici per capitalizzazione, spinti anche da rendimenti superiori alle medie degli ultimi 20 o 30 anni.
Si dovranno pertanto fare delle considerazioni molto articolate – sia per anticipare i mercati Bitcoin e crypto, sia per inserire ogni tessera del puzzle al suo posto – compresa quella dei metalli preziosi.
Tutto su, tranne le crypto
È stata questa la cantilena che abbiamo letto e ascoltato pressoché ovunque. Fattualmente è vero, ma è anche poco utile per capire cosa stanno facendo davvero i mercati.
METALLI: è certamente innegabile un grande ritorno di fiamma dell’oro, che nel 2025 ha quasi raddoppiato il suo prezzo. Stanno continuando in modo invero assai importante anche e soprattutto le banche centrali, con tutte o quasi quelle non allineate che stanno aumentando la loro esposizione. Il boom di fine anno del resto del comparto appare però come molti che avvengono paradossalmente nel mondo crypto, sono stati oggetto di grande speculazione di breve e di grande volatilità.
AZIONI: le analisi firmate da Alex Lavarello sono più che chiare lo hanno ribadito più volte. È stato un anno straordinario per praticamente qualunque tipo di indice azionario. Segno che fondamentalmente di appetito per il rischio ce n’è stato e probabilmente ce ne sarà. È stato questo il grande upset dell’anno, perché di contro le crypto – soprattutto quelle più rischiose – hanno invece sofferto in modo importante.
BOND: è un anno da record per i fondi money market, ovvero per quei fondi che parcheggiano il denaro con rendimenti minimi (ma in questa fase comunque ~4%) in bond sovrani. Segno di una bassa propensione al rischio? No. Segno che comunque il ~4% è allettante. Se dovesse scendere negli USA – e lo farà in virtù dei tagli ai tassi, ci sarà probabilmente da valutare certe riallocazioni. Arriveranno sulle crypto? Forse in minima parte (soprattutto su quelle quotate tramite ETF), ma potrebbe essere un aiuto pressoché decisivo per il settore. Se è vero che aspettiamo la liquidità che forse solo il ritorno in area espansiva degli USA può garantire, è altrettanto vero che una parte di denaro già c’è sui mercati. È soltanto dalla “parte sbagliata”.
Cosa aspettarsi dal 2026?
Chi vi scrive, come dovrebbe essere noto, ritiene che i due tagli prezzati dai mercati sono troppo pochi, e che un mix di pressioni dalla Casa Bianca – che diventeranno ancora più forti con l’addio di Powell – e di una crescita non solida spingeranno la futura configurazione di Fed a essere più aggressiva sui tagli.
Cosa che dovrebbe aiutare le azioni, favorire i metalli (di nuovo, almeno quelli ritenuti riserva di valore) e in ultimo aiutare anche il ritorno di un sentiment più ampiamente positivo su asset alternativi come possono essere Bitcoin e le crypto. Nel complesso sarà una situazione dove a essere perduto sarà chi di asset non ne ha.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
