Notiamo segnali molto interessanti in quel di Ethereum, dove sembra trapelare un forte interesse da parte degli istituzionali ad accumulare posizioni spot sulla seconda in classifica. Mentre ether approccia ai $3.220, con una crescita dell’8,8% negli ultimi 5 giorni, emergono infatti dettagli curiosi nelle metriche che riguardano la Beacon Chain, ossia l’ambiente dove si svolge l’attività di staking.
Più precisamente, vediamo un forte incremento della coda per i depositi, mentre la coda per i prelievi si è praticamente svuotata. Un indizio ben chiaro di come ci sia una fetta importante della supply che viene rimossa temporaneamente dalla circolazione, mentre nel frattempo solo una piccola parte potrebbe alimentare la pressione di vendita sul mercato. Approfondiamo il discorso in questo articolo.
Ethereum: crolla la coda dello staking dei validatori in uscita
Quanto sta accadendo all’interno della Beacon Chain di Ethereum è davvero singolare. Per chi non conoscesse certe dinamiche, lo staking di Ethereum avviene in genere con dei tempi di attesa, che possono andare da alcune ore fino ad addirittura diversi giorni in base al traffico, così da gestire in modo ordinato l’ingresso e l’uscita dei validatori della rete.
Questo vale ovviamente solo per chi decide di operare come validatore e fornire al protocollo 32 ETH, e non per chi passa da soluzioni alternative come il liquid staking. Detto ciò, è fondamentale monitorare la coda dello staking, perché ci permette di capire quando ed in che misura l’offerta di ether potrebbe diventare liquida sul mercato, o al contrario essere bloccata nel contratto.
E proprio in queste ultime ore stiamo assistendo ad un evento piuttosto raro: la coda per l’uscita dallo staking, che fino a pochi mesi fa superava i 2,5 milioni di ETH ($8 miliardi di controvalore) ora è crollata quasi a zero, con appena 5.568 ETH da sbloccare nelle prossime ore. Contestualmente, la coda relativa ai depositi sta crescendo, e segna ora un totale di 1,3 milioni di ETH in attesa di essere impiegati per il consenso della chain.

Una buona parte dei depositi delle ultime sessioni è da associare alle mosse di alcuni attori istituzionali che stanno impegnando grandi quantità di monete all’interno dello staking. Ad ogni modo il numero dei validatori attivi (ricordiamo che un validatore può depositare da minimo 32 ETH fino a 2.048 ETH dopo l’aggiornamento Pectra) è in calo da luglio 2025, con 100.000 unità in meno dal picco.

Bitmine e gli ETF con staking contribuiscono al rally di Ethereum
A sostenere questa dinamica bullish per Ethereum c’è lo zampino di qualche investitore istituzionale, che proprio in questi giorni sta approfittando per fare scorta di ETH in vista di un potenziale rialzo. Uno dei protagonisti principali è la DAT guidata da Tom Lee, ovvero Bitmine, che nella giornata di ieri ha acquistato altri 32.977 ETH, portando il totale delle partecipazioni ad oltre $14 miliardi di controvalore, per circa il 3,4% della supply circolante.
Sembrava un periodo di crisi per le DAT ed invece ecco che arrivano nuove operazioni strategiche.Al momento Bitmine detiene un totale di 659,219 ETH bloccati all’interno dello staking, equivalenti a circa $2,1 miliardi, nonché l’1,8% dell’intera quota relativa allo staking su beacon chain.
Fondamentale anche il ruolo degli ETF Ethereum con staking incorporato, come quello di Grayscale che ieri ha distribuito le prime ricompense ai suoi investitori, pagando una cedola di $0,08 per azione, in relazione alle partecipazione tra il 6 ottobre ed il 31 dicembre. Anche in questo caso, gli investimenti degli operatori istituzionali contribuiscono ad aumentare la coda per l’ingresso allo staking, riducendo al contempo la fila per l’uscita.
Aggiungiamo anche che tra il 2 ed il 5 gennaio, gli ETF Ethereum spot hanno accumulato inflow per quasi $350 milioni complessivi, superando una fase di crisi che durava da diverse sessioni.

Pressione di vendita in esaurimento?
Ovviamente non basta guardare solo la coda in uscita dello staking per capire se i venditori di Ethereum hanno finito o meno le cartucce. Esistono molte altre situazioni che potrebbero innescare un aumento della pressione di vendita, ma possiamo dire che almeno in questo contesto non ci sono particolari complicazioni in atto.
Anche dai dati on-chain emerge una certa resilienza della price action, con gli short-term holders che si riavvicinano alla loro base di costo e parecchie whale che continuano l’attività di accumulazione. Sul fronte dei derivati l’open interest è in recupero, e non sembra esserci spinta direzione dei market sellers, cosa che evidenzia una bassa propensione degli investitori ad aprire posizioni short in questo preciso momento di breakout dei prezzi.
Il prossimo stop per ETH è intorno ai $3,450, dove troviamo un precedente livello di resistenza, seguito dai $3,700, dove orbita la prima area significativa di liquidazioni. Vediamo se nel corso della settimana la moneta riuscirà a mantenere lo slancio, senza inciampare sui suoi passi.
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