L’undici gennaio 2024, due anni esatti fa, iniziava il trading di tutti i principali ETF su Bitcoin negli Stati Uniti d’America. Una partenza arrivata tra mille difficoltà, dopo un lungo processo di approvazione (condizionato dalla magistratura americana – in positivo) e che diede il via ad una corsa agli acquisti di $BTC anche da parte di investitori mai entrati prima in questo settore. A due anni di distanza si possono tirare le somme per prodotti che hanno trasformato Bitcoin (come asset).
Tra polemiche, insofferenza per l’arrivo dei big, qualche bugia diffusa ad arte e qualche lettura un po’ sbilenca, partiremo dai numeri per capire cosa hanno significato questi prodotti per Bitcoin, di nuovo come asset, per Bitcoin come network e più in generale per il mondo crypto.
Tutti i numeri degli ETF su Bitcoin
Sono stati gli ETF più importanti di sempre negli USA. Sì, anche più importanti di quelli che replicano l’andamento di asset tradizionali. Nessun ETF era infatti mai partito con questa facilità nell’accumulare capitali.

- AUM: ad oggi siamo intorno ai 116 miliardi di dollari
Il grosso dei quali sono in $IBIT, l’ETF su Bitcoin di iShares, che è poi la società degli ETF di BlackRock.
- Inflow cumulativi: ad oggi 56,4 miliardi di dollari
Il gigantesco AUM accumulato dagli ETF su Bitcoin non dipende soltanto ad investimenti diretti. È stato in parte infatti anche grazie ad una crescita importante di prezzo, che analizzeremo tra poco.
- Bene anche i minori
C’è stata comunque trippa per tutti. È vero che BlackRock ha svolto il ruolo del leader e anche dell’asse piglia tutto (l’asset). Ma sono numeri importanti anche per Fidelity (altra società della finanza tradizionale prestata al mondo crypto). Bene anche Bitwise, Ark, VanEck. E anche le altre, le ultime della classifica, non possono certo lamentarsi.

A due anni di distanza, c’è chi ha chiesto nuove approvazioni
Nonostante siano passati due anni, c’è ancora chi vorrebbe entrare in questo mercato. È il caso non solo di Trump Media – che lancerà ETF anche misti insieme a Crypto.com – ma anche di altri giganti del mondo della TradFi.
Durante la scorsa settimana infatti Morgan Stanley ha richiesto l’approvazione per un ETF spot su $BTC – dopo aver aperto alla vendita di questi prodotti (gestiti da altri) tramite la sua rete di promotori e allocator professionali.
È un segnale chiaro: c’è ancora tanta domanda e i grandi gruppi prevedono che continuerà ad essercene.
Il più redditizio per BlackRock
L’ETF su Bitcoin di iShares è il più redditizio del gruppo. Più di:
- $IVV – l’ETF del gruppo che replica S&P 500;
- $AGG – l’ETF che investe in bond a breve scadenza;
E di tutti gli altri giganteschi prodotti che vengono gestiti da questo intermediario.
Cambiato il mercato di Bitcoin, non Bitcoin
C’è chi si lamenta perché dall’arrivo di questi prodotti una quantità rilevante del mercato passa da Wall Street – condizionandone se vogliamo anche il prezzo, che soprattutto negli ultimi tempi è piuttosto compresso all’apertura delle contrattazioni negli USA.
È vero che una parte molto rilevante del mercato è passata ormai nelle mani delle borse tradizionali. È altrettanto vero però che del funzionamento di Bitcoin come sistema monetario non è cambiato assolutamente nulla. E che anche i miliardi accumulati da BlackRock (o meglio, dai clienti di BlackRock) non valgono di più in termini di sistema dei pochi satoshi accumulati da un piccolo risparmiatore.
Non piacerà a tanti l’ingresso dei big, ma è esattamente quanto Bitcoin aveva in mente sin dall’inizio. Perché se il sistema è incensurabile e aperto a tutti, vuol dire che è aperto anche a questo tipo di prodotti finanziari. Se non piacciono, si può evitare di comprarli.
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