La guerra – perché di tale si tratta – tra banche e mondo crypto negli USA ha ora qualche numero di cui parlare. Secondo il CEO di Bank of America, Brian Moynihan, c’è il rischio di vedere 6.000 miliardi di dollari uscire dai depositi bancari e finire nelle stablecoin – se a queste sarà permesso offrire dei rendimenti. Numeri enormi e che metterebbero in pericolo il mondo bancario commerciale per come lo conosciamo. Deve interessarci? O è un problema soltanto delle banche e dei loro azionisti? In realtà la cosa è più complessa ed è per questo motivo che ti consigliamo di leggere fino in fondo questo approfondimento.
La questione è molto più complessa di come viene raccontata da entrambi gli schieramenti. Ed è il nodo più difficile da superare nella formulazione di leggi che regolamentino i mercati crypto negli Stati Uniti.
Una premessa: cosa vorrebbero fare le stablecoin?
La questione è molto semplice: le stablecoin – secondo le nuove leggi USA – investiranno le loro riserve solo in asset liquidi e sicuri come i bond USA (e altri strumenti contigui). Questi strumenti offriranno un rendimento (per ora tra il 3,5% e il 4%) e una parte di quei profitti potrebbe essere girato, a scopo promozionale, ai detentori di suddette stablecoin.
Un meccanismo che farebbe contenti tutti, tranne le banche e il cosiddetto sistema. Le banche oggi ricevono depositi ai quali riconoscono praticamente zero interessi, avendo così a disposizione un flusso di capitali importanti a prezzi vicini allo zero.
Il nodo exchange
C’è un altro problema. Anche se si dovesse (come si è fatto) impedire alle stablecoin di offrire rendimenti, la norma potrebbe essere facilmente aggirata passando dagli exchange. Esempio più tipico: Coinbase riceve una grossa parte dei rendimenti di USDC, dato che lo offre sulla sua piattaforma e ha un accordo in tal senso con Circle, che è l’emittente di tale stablecoin.
Circle => USDC => Coinbase: è questo il ciclo dei rendimenti, che ovviamente permetterebbe all’exchange di girare a sua volta quei rendimenti ai clienti, facendo tornare l’intera questione al punto di cui sopra.
Questo passaggio possibile indispettisce le banche, che per ora hanno ottenuto la proibizione di questo meccanismo anche nell’altra parte di norme che regolerà il mercato USA, e che è in discussione proprio in questi giorni.
I rischi
Sono certamente delle banche, che dai depositi ricevono importante liquidità a costo zero o quasi. Sono però anche del sistema, dato che l’intero impianto monetario poggia su un assunto semplice: le banche ricevono depositi e poi li prestano in giro, creando così moneta ma anche foraggiando prestiti e dunque il mercato del credito.
È per questo motivo che Federal Reserve (ma BCE è dello stesso avviso) ha sempre negato licenza a banche che avrebbero voluto operare in un regime simile a quello delle stablecoin. È il caso, qualche anno fa, di The Narrow Bank, che voleva offrire solo depositi retribuiti e non offrire prestiti.
Fed gli negò la licenza parlando proprio di rischi per il sistema che deriverebbero da queste operazioni. Non genererebbero prestiti e tutti metterebbero il proprio denaro in una banca che offre rendimenti, alimentando un circolo vizioso che per il sistema attuale significherebbe la fine.
Per quanto non è affar nostro come le banche sopravviveranno in un regime di competizione sui depositi (sono o non sono delle imprese?) il problema rimane. E continuerà ad essere centrale nelle discussioni che riguardano le leggi crypto negli USA.
Per il CEO di Bank of America parliamo di 6.000 miliardi di dollari. Non esattamente bruscolini.
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Le banche lavorano con i NS soldi… ns denaro sui c/c… resa 0%… + costi per commissioni, spese ecc. … prestano i NS soldi a cani e porci… per prestiti non rimborsati… paghiamo sempre noi … un’ economia sana non deve per forza correre a mille all’ ora… remunerare i correntisti e garanzie serie per i prestiti… inutile lamentarsi dei nuovi concorrenti che elargiscono qualcosa a chi ci mette i propri soldi.
Gli utili delle banche testimoniano il loro agire piratesco!!!
R.