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TRUMP SFASCIA

Groenlandia: Donald Trump affossa Bitcoin, azioni ma non il debito USA. Il trade del momento

Situazione convulsa sui mercati e che non promette nulla di buono? Un attimo, perché certi giornali...

Le tensioni per la questione Groenlandia stanno tenendo banco più sui giornali che sui mercati. A toni apocalittici e da terza guerra mondiale che arrivano dalla carta stampata, vengono contrapposti andamenti dei mercati forse difficili da leggere, ma fondamentalmente lontani dalla catastrofe. Cosa sta succedendo? Con Bitcoin che è in sofferenza e il resto del mercato che segue, è un buon punto di partenza per iniziare a fare qualche considerazione, in attesa di una settimana di Davos che potrebbe essere molto interessante anche in termini di dichiarazioni.

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C’è un premio Groenlandia sui mercati? Sì, ma sta riguardando molto poco la tenuta di certi asset (che la stampa ha dato già per morti, come i bond USA) e molto di più questioni specifiche che interessano alcune delle risorse delle quali la Groenlandia è dotata.

Guerra, fine della Nato, Groenlandia, corsa dell’oro e mercati azionari: il punto di partenza della discussione

Bisognerà per forza di cose cercare di fare ordine e partire da una disamina del comportamento di diverse categorie di asset, anche per capire perché, come e quando i mercati potrebbero indirizzare anche la discussione che sta avvenendo a livello sovranazionale e geopolitico.

I bond vigilante? Per ora non ve n’è traccia
  • L’arma di distruzione di massa in mano all’UE: i bond USA

Prima fantasia da rispedire immediatamente al mittente: l’Europa avrebbe un cannone puntato verso gli USA. Quel cannone spara debito pubblico degli Stati Uniti e i paesi UE potrebbero attivarlo in caso di mali estremi. È davvero così? Partiamo dai numeri.

ConglomeratoTotale
UE + UK + Svizzera + Norvegia3.600 miliardi di dollari
Europa ex-UK2.700 miliardi di dollari
UK da solaCirca 900 miliardi di dollari
Quanto debito detenuto dai paesi europei?

Sono tanti? Sì. Sono liberamente disponibili da parte degli stati? No. Circa il 60-65% di quelle quantità sono in mano a privati come banche, fondi, broker-dealer, veicoli di investimento di altro tipo. A meno di non pensare a una legge che imponga ai privati di scaricare, in massa, i titoli, non si può fare granché. La restante quota tra il 35% e il 40% in mano alle banche centrali, non è nelle disponibilità dei governi. Quindi immaginare che possa essere utilizzato per ritorsione è – per il momento – una fantasia bella e buona.

  • Quando ad aprile 2025… c’era stata una ritorsione

Ad aprile 2025, a pochissimo dall’annuncio dei dazi di cui ancora oggi si discute, comincio a circolare la notizia di una ritorsione, in particolare dai paesi asiatici, tramite scarico di bond. La realtà è molto diversa. E per confermarla basta guardare ai dati ufficiali che vi alleghiamo.

I dati ufficiali

A conferma del fatto che sui bond non sta succedendo quasi nulla, c’è poi il rendimento dei decennali, che è leggermente salito a inizio di settimana, ma che è ancora molto lontano non solo dai livelli di guardia, ma anche da livelli che meriterebbero una qualunque discussione.

Azionario: borse USA chiuse lunedì, aprono oggi. Cosa dicono i futures

Dicono che l’evoluzione non è piaciuta granché. Dalla riapertura delle contrattazioni siamo sotto circa il 2%, con un movimento verticale di prezzo che riportiamo e che segnala un certo stress sugli asset risk on. I mercati azionari, storicamente più nervosi e meno razionali sul breve, hanno già emesso una semi-sentenza.

Male i futures sul NASDAQ

Dipende tutto dal caso Groenlandia? In assenza di altre evoluzioni, molto probabilmente sì. Non vi è motivo di credere che la questione sia dipesa da altro e oggi, alla riapertura dei mercati, serviranno conferme o smentite, che potrebbero essere indirizzate anche da altri tipi di discussioni tra i diretti interessati.

Discussioni che stanno prendendo la via pubblica, in un curioso giro di messaggi pubblicati (di Macron, a Trump), per una lotta che si annuncia come da combattersi non esattamente seguendo le buone norme dell’educazione istituzionale.

Bitcoin paga

Bitcoin – e ve ne ha già parlato Alex Lavarello questa mattina, qui – ha pagato un prezzo già relativamente alto. Nel momento in cui scriviamo galleggia con una certa difficoltà sopra i 90.000$, confermando la sua natura di asset risk on, almeno quando a dominare sono le fasi risk off, ovvero quelle fasi durante le quali i mercati si preoccupano di scaricare gli asset che ritengono più rischiosi.

Oggi sarà una sorta di prova del nove, perché Bitcoin in realtà ha già scaricato prima del ritorno alle normali contrattazioni negli USA e – almeno in via teorica – non dovrebbe avere motivo di scaricare ulteriormente.

Rimane l’incognita ETF: apriranno con un grosso gap rispetto alla chiusura di venerdì e questo potrebbe innescare vendite che diventano il più classico dei cani che si morde la coda.

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Klaus Marvin
Klaus Marvin
21 secondi fa

siamo governati da degli incapaci che hanno individuato il loro nemico principale nei propri cittadini. Cosa volete che facciano contro lo strapotere degli Stati Uniti. Ma il vero problema è che non cambierà nulla nei nostri confronti, alla fine il conto lo pagheremo sempre noi, a rate ma lo pagheremo.