AGGIORNAMENTO: nessuna decisione oggi. Data prossima possibile decisione non ancora determinata.
Oggi 20 gennaio, alle ore 16:00 italiane, dovremmo saperne di più sui dazi di Trump e sulla possibilità che la Corte Suprema li… cassi. È un’altra delle giornate che la Corte Suprema ha indicato come produttive di giudizi, anche se non è certo che la decisione arrivi proprio oggi. Come abbiamo già visto in altri approfondimenti per il nostro giornale infatti, non c’è alcun obbligo temporale per la Corte.
La decisione è tra le più attese per tutta una serie di motivi: ci sono in ballo più di 100 miliardi di dazi già raccolti (che nel caso potrebbero essere restituiti) e più in generale l’equilibrio dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario negli States, un equilibrio che è stato messo a dura prova da un presidente certamente esuberante.
Alle 16:00 tutti con il fiato sospeso
È in realtà già il terzo appuntamento del 2026 che fa restare tutti con il fiato sospeso. La Corte Suprema già due volte però ha deciso di non decidere su quella che è una delle questioni più complesse che dovrà affrontare sul breve e medio periodo.
Da un lato c’è il governo Trump, che ha deciso di applicare dazi come ritorsione politica e commerciale a praticamente tutti i paesi del globo, facendo ricorso a poteri emergenziali che sono sì riconosciuti al Presidente, ma che non è chiaro – fino alla pronuncia della Corte Suprema, se includano anche il potere di imporre dazi senza passare dal Congresso.
Non è detto però neanche che si decida oggi: la Corte infatti ha scarsi obblighi in termini di tempistiche e ha a disposizione anche il rinvio di certe questioni sulle quali non vuole esprimersi, spesso per motivi squisitamente politici.
Come andrà a finire?
La decisione è incerta, anche se i maggiori analisti delle cose giuridiche americane ritengono che il sostegno legale all’azione di Trump sia nel migliore dei casi carente. Si aprirebbero però in quel caso almeno due questioni. La prima è quella dei più di 100 miliardi che i dazi hanno già raccolto. Dovranno essere restituiti, anche se non si è capito come.
La seconda è l’eventuale reazione di Trump, che potrebbe cercare altre strade per imporre dazi simili. D’altronde – anche sulla questione Groenlandia – non sembra che Trump abbia alcuna intenzione di smettere di utilizzare i dazi come strumento di politica estera.
Come reagiranno le borse?
La confusione sul breve, sul medio e lungo andranno fatte altre considerazioni, a partire dal danno per certe industrie USA e per finire però sulla riduzione dell’inflazione (che in parte dovrà pure dipendere dai dazi) e sul miglioramento dell’efficienza di certe produzioni USA.
Difficile puntare per ora, ma almeno chi vi scrive ritiene che un eventuale (ma improbabile) ritorno alla piena normalità sarebbe salutato dai mercati – Bitcoin compreso – con un certo entusiasmo, anche se distribuito magari sul medio e lungo periodo.
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