Bitcoin, Ethereum, e più in generale tutte le monete del mercato crypto, si stanno muovendo con fiducia sui grafici in attesa del tanto discusso FOMC di questa sera. Powell e gli altri membri del board di FED dovranno esprimersi su temi come i tassi di interesse e l’orientamento della politica monetaria statunitense, offrendo una preziosa indicazione sul contesto macro per i prossimi mesi.
Le borse crittografiche sembrano anticipare l’evento con un discreto rialzo dei prezzi, ma ci sono ancora alcune questioni che complicano il quadro ottimistico: prima su tutti, una certa scarsità di liquidità nel comparto stablecoin ed un flusso di capitali che pare avanzare in ottica di de-risking. Vediamo la situazione più nello specifico.
Crypto salgono in attesa di FOMC: ma c’è ancora un problema
Nonostante le candele verdi del comparto crypto negli ultimi 3 giorni, il settore scarseggia ancora di liquidità e di segnali che possano far pensare ad un atteggiamento risk-on. Se infatti mettiamo a confronto l’andamento della price action di Bitcoin con l’indice di dominance della stablecoin USDT (la più capitalizzata) rispetto al totale della market cap del settore, notiamo facilmente questa arsura di capitali.
Questa chart in sostanza ci permette di capire se i movimenti di prezzo di BTC sono accompagnati da un reale afflusso di liquidità o se invece si presentano senza un driver strutturale. Dai primi segni di contrazione di settembre, che all’epoca avevamo commentato qui, il grafico è poi crollato contestualmente al sell-off dei mercati, per poi trovare un punto di equilibrio con il bottom di novembre, senza poi però accennare ad una vera e propria inversione.
Ad oggi rimaniamo ancora parecchio schiacciati, con un grafico sotto la EMA50, ed oltretutto più in calo dal massimo locale di metà gennaio rispetto a quanto lo siano i prezzi di Bitcoin. Questo fattore evidenzia come al momento la ripresa non sia sostenuta da un aumento della liquidità, elemento che come anticipavamo prima, non è di buon auspicio.

Un pattern simile con il bear market del 2022
Da notare anche come impostando un time frame più ampio, il grafico forma un pattern molto simile a quello registrato in pieno mercato bear nel 2022. Così come 4 anni fa, anche in questo ciclo il rapporto tra BTC ed USDT.DOM non è riuscito a rompere la soglia dei 30.000 punti, con un doppio top che ha poi portato ad una contrazione della liquidità.
Se la storia dovesse ripetersi, potrebbe attenderci qualcosa di simile a quanto accaduto dopo il consolidamento del primo trimestre 2022. Ad ogni modo, dobbiamo anche ammettere che ad oggi le condizioni macro sono completamente diverse, come ben visibile dall’indicatore DXY.
In particolare siamo da qualche mese nel mezzo di un’espansione monetaria accompagnata da un progressivo indebolimento del dollaro, mentre nel ciclo precedente il mercato doveva fare i conti con una politica monetaria restrittiva e con un dollaro strutturalmente forte.

Capitalizzazione stablecoin ferma da oltre 3 mesi
Un altro elemento che rende il recupero del comparto crypto quantomeno dubbioso nella sua tenuta a medio termine, riguarda la situazione di stallo per la capitalizzazione complessiva stablecoin. Da ottobre ormai, la supply totale delle stable non cresce, ed è ferma intorno alla soglia dei $300 miliardi. Anzi, a dir la verità, negli ultimi 7 giorni c’è stato un outflow di circa $1 miliardo: poco significativo in termini assoluti ma comunque indicativo di una liquidità che non vuole espandersi.
Anche osservando come cambia la market cap di USDT (sopra parlavamo di dominance, da non confondersi, ndr.) come media a 30 giorni in relazione al prezzo di Bitcoin, possiamo facilmente intuire lo scenario di assenza di catalizzatori economici. La capitalizzazione di USDT non cresce più come fatto nelle precedenti 3 gambe rialziste dell’ultimo ciclo, e questo potrebbe essere un problema.

Flussi di stablecoin ridotti sugli exchange
Un altro modo per valutare se il mercato crypto stia attirando liquidità è guardare al flusso netto di stablecoin sugli exchange. Infatti, il fatto che la capitalizzazione o la dominance di stablecoin cresca o meno, non sempre riflette il reale utilizzo di quei capitali nel mercato crypto, ed in certi casi potrebbe essere poco esaustiva nel descrivere l’outlook in corso.
Di norma quando ci sono tante stable in ingresso su un CEX, vuol dire che c’è della liquidità che sta entrando verosimilmente per acquistare asset volatili, mentre quando ci sono degli outflow significa che il denaro sta abbandonando le piazze di investimenti per essere trasferito su wallet privati e impiegato in strumenti a minor propensione al rischio (es. lending, LP)
Ecco in questo momento, a conferma di quanto abbiamo visto sopra, non vediamo alcun inflow significativo, con anzi una prevalenza di flussi in uscita che suggerisce come la liquidità continui a rimanere scarsa nei mercati crypto. Detto ciò, non per forza tutto questo deve essere interpretato come un messaggio necessariamente bearish, in quanto potrebbe comunque configurarsi come un regime di consolidamento e lateralizzazione (o altresì rialzista, ma privo di fondamenta).

Facciamo presente poi come non sempre i flussi di stable hanno poi rappresentato perfettamente l’andamento futuro del mercato. A novembre c’era stato un forte inflow, che poi però si è rivelato come un nulla di fatto.
Detto ciò, il quadro complessivo rimane comunque lo stesso: manca la spinta della liquidità. Vedremo se dopo il FOMC le parole di Powell solleciteranno l’appetito per il rischio da parte dei traders ed il ritorno dei capitali sulle borse crypto.
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