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Oro e argento CROLLANO. Male le borse. Ok Bitcoin e crypto: benvenuto Kevin Warsh

I "beni rifugio" non sono più rifugio, almeno per oggi. Male anche le borse. Tengono le crypto.

Oro e argento sono i due asset che pagano il prezzo più alto dopo la nomina (da confermare) di Kevin Warsh a successore di Jerome Powell. Rispetto alle quotazioni di 24 ore fa l’argento perde oltre il 15% e scambia sotto quota 100$. L’oro fa parzialmente meglio, ma tocca per un paio di volte i 5.000$ l’oncia, dopo l’incredibile corsa delle ultime settimane. Dietro il calo, un possibile cambio – un po’ gattopardesco – di paradigma da Federal Reserve.

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L’idea che Wall Street sta cavalcando oggi è che l’arrivo di Kevin Warsh, molto apprezzato trasversalmente e un tempo un falco senza mezze misure, non solo garantirà l’indipendenza di Federal Reserve, ma al tempo stesso contribuirà a una sorta di normalizzazione del funzionamento della stessa. Ottimismo eccessivo, come è tipico delle nuove nomine? Sarà la storia a giudicare. Intanto però oro e argento pagano un prezzo molto alto e lasciano nelle proverbiali braghe di tela gli investitori che sono andati long tardivamente.

Altro che meme coin, argento e oro possono fare anche peggio

Perdite in 24 ore che sono forse eccessive anche per chi, tra i crypto bro, è abituato all’assurda volatilità delle meme coin. Oro e argento vivono 24 ore da incubo, che riportano i prezzi su livelli importanti sia sul piano tecnico che su quello simbolico, in una giornata da incubo che fa pagare qualcosa a chi però sui mercati ride da settimane. Fine dei giochi per le commodity? Forse troppo presto per dirlo, anche se il tema Kevin Warsh – successore in pectore di Jerome Powell – sembrerebbe essere gradito al mondo risk-on. O quantomeno in grado di rallentare un po’ il debasement trade.

oro chart
L’andamento dell’oro dal 26 gennaio
  • La normalizzazione attraverso Warsh?

Da indipendente – sebbene sempre nel giro – Warsh ha duramente accusato quello che è il mondo delle banche centrali post Bernanke, ritenendole strumenti a un sistema dove il debito è strutturale e non più contingentato. Accuse relativamente precise, che però per il momento non è chiaro quanto possano trasformarsi in policy.

Così come una rondine non fa primavera, è molto difficile che il circolo vizioso debito<=>QE termini per volontà di un singolo presidente di Federal Reserve, che tra le altre cose dovrà probabilmente cercare di fare da stampella alle casse degli USA, che perdono un fiume di denaro in soli interessi.

  • Lotta dura all’inflazione?

Altra questione che probabilmente i mercati stanno sopravvalutando. Kevin Warsh è storicamente un avversario convinto dell’inflazione – che arriverebbe dopo atteggiamenti che in tanti hanno ritenuto forse eccessivamente blandi dall’attuale configurazione di Federal Reserve. Ha anche accusato più volte l’attuale presidente – e il board – di essere intervenuti troppo in ritardo.

Ora però da mesi si spende a favore di politiche monetarie più dovish, in un cambio di passo che i giornali – in particolare quelli avversi al presidente degli USA Donald Trump, ritengono non poco interessato.

Sul breve periodo, gli analisti però sono concordi nell’aspettarsi un forte cambio di passo da parte di Fed. Tagli, probabilmente subito, e poi forse il piano B di Warsh, quando il tema sarà diventato meno sensibile, anche perché le midterm saranno alle spalle.

Borse con poca convinzione, non brilla nessuno

Intanto gli indici USA aprono una giornata in negativo, anche se per percentuali sensibilmente più accettabili di quelle fatte registrare su oro e argento.

Anche loro credono a un Warsh piuttosto dovish? Probabile. I conti però, anche in termini di aspettative, andranno fatti tra qualche settimana. Sia dopo l’ok del Senato (che deve confermare la nomina di Donald Trump), sia dopo che Warsh avrà parlato più volte in pubblico delineando il suo piano d’azione.

Tutto questo mentre oggi l’indice dei prezzi ai produttori ha fatto registrare una recrudescenza importante dell’inflazione. Segnale che forse questa battaglia – che sta assumendo i caratteri dell’eternità – è tutto fuorché vinta.

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