Nonostante le cronache siano completamente occupate dalla nomina di Kevin Warsh a successore di Jerome Powell come presidente di Federal Reserve, c’è in realtà altro che sta avvenendo a Washington – e che presto potrebbe diventare il nuovo tema principale per chi opera sui mercati. Anche Citi – grande gruppo bancario globale – si esprime su ciò che sta avvenendo sul Clarity Act, il gruppo di leggi che andrà a normare il mondo crypto negli USA. Gruppo di leggi che le banche in parte aspettano per fare il loro ingresso definitivo nel mondo crypto.
Ci sono, dice Citi, almeno due questioni da risolvere. I lettori di Criptovaluta.it® le conoscono già. Quanto forse non sanno è che le voci che girano sono tutte bullish in caso di passaggio di questa legge. Analizziamo la situazione, tenendo anche conto di ciò che riporta Citi. Questo anche perché si tratta di una voce importante che condizionerà come si muoveranno altri grandi istituti.
Lo stallo
Siamo in una fase di stallo, che è grave al punto tale da aver costretto il governo USA all’adunata. Lunedì c’è stato un incontro tra i più importanti player del settore crypto e – in aggiunta – membri del governo, allo scopo di superare ostacoli, antipatie e anche divergenze su alcuni temi importanti.
- Un settore non compatto
Date le dimensioni (relativamente ridotte) del comparto, si tende a ritenerlo compatto e tutto sommato indirizzato verso gli stessi desideri. È chiaro che non è così: Coinbase si è tirata indietro, ritenendo il no ai rendimenti tramite stablecoin una linea da non valicare. Altri sono ovviamente più accomodanti sul tema – perché non vi hanno interessi diretti.
Ci sono poi tutti i rappresentanti del mondo più decentralizzato, quello della DeFi, che vorrebbero delle leggi meno oppressive e che non li costringano ad operare come degli intermediari finanziari.
Entrambi i temi sono stati segnalati anche da Citi come quelli decisivi per l’approvazione o meno in tempi brevi del Clarity Act (che poi probabilmente cambierà nome). Se non si troverà accordo su questi punti, si rischierà lo slittamento a dopo il 2026. Una data poco consona per gli appassionati crypto e per i player del settore, dato che avverrebbe probabilmente con un Congresso saldamente nelle mani dem.
Quello che in pochi hanno capito
C’è fretta, perché ci sono miliardi in attesa di entrare nel mercato – tra tokenizzazione e progetti su blockchain pubbliche – non appena ci saranno delle leggi chiare sul tema. Ne stanno parlando in tanti, ma forse non con la convinzione giusta.
In realtà sarebbe forse il ritorno di una narrativa bullish pari a quella del lancio degli ETF a inizio 2024, una sorta di consacrazione della sempre maggiore integrazione tra TradFi e mondo crypto.
Non si tratterà di acquisti diretti ma di una consacrazione del settore e della certezza che sarà qui per rimanere.
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