WLFI, il progetto crypto lanciato da membri della famiglia Trump, sarebbe ormai almeno al 49% nelle mani di Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, nome che suonerà nuovo per i nostri lettori ma che è fondamentale per capire a cosa possa essere servito un investimento da 500 milioni di dollari, che rappresenta un unicum nella storia degli Stati Uniti d’America. Secondo quanto riportato da WSJ infatti, la vendita di WLFI sarebbe servita a oliare altri tipi di affari, verso i quali l’amministrazione Biden avrebbe mostrato una decisa ostilità.
La vendita del 49% di WLFI infatti sarebbe stata funzionale all’accesso, da parte di Abu Dhabi, ai chip AI che invece l’amministrazione Biden aveva di fatto precluso, data la vicinanza delle aziende di Tahnoon bin Zayed Al Nahyan a Huawei, ai tempi (e tuttora) con accesso limitato ai più performanti dei chip utilizzati in genere per l’intelligenza artificiale.
Un accordo segreto
Nonostante ci fossero dubbi importanti a riguardo, dato che proprio in quel periodo fu registrata un’emissione di circa 2 miliardi di token USD1 – stablecoin legata allo stesso progetto (WLFI), mancavano i dettagli di un’operazione sospettata dalla stampa. Un’operazione sulla quale aveva chiesto chiarimenti anche Elizabeth Warren, senatrice da sempre ostile a Trump e anche al mondo delle criptovalute.
Secondo i documenti raccolti da The Wall Street Journal, il pagamento sarebbe avvenuto in almeno due tranche, e sarebbe stato diretto verso DT Marks DEFI LLC e DT MARKS SC LLC, in aggiunta a società che sono sotto il controllo di Zak Folkman e Chase Herro, tra i fondatori del progetto.
A gestire le operazioni, una società terza, Aryam Investments, che sarebbe appunto sotto il controllo di Tahnoon e che dopo il pagamento dei 500 milioni di dollari, sarebbe diventata azionista di maggioranza relativa del gruppo WLFI, con il 49% delle quote.
Un problema in vista delle discussioni sulle leggi crypto?
Potrebbe esserlo. Una parte dei senatori democratici sta infatti da tempo indicando la necessità di inserire una proibizione per gli investimenti crypto destinata ai vertici del governo degli Stati Uniti e ai loro più immediati familiari. Una norma che per quanto generica nei caratteri, sarebbe destinata proprio alla famiglia Trump.
Si tratta della prima volta nella storia degli Stati Uniti per investimenti così sostanziosi in aziende che sono riconducibili al Presidente, questione che, se dovesse essere raccolta dall’opposizione, finirebbe per complicare ulteriormente le discussioni sulle leggi di cui sopra.
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