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JPMorgan è CERTA: BULL RUN su Bitcoin e crypto dopo QUESTO EVENTO

Per il top analista di JPMorgan a metà anno la svolta. Ecco quale.
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Per il principale analista di JPMorgan che si occupa di crypto, il Clarity Act potrebbe essere approvato già a metà anno, fornendo così agli Stati Uniti una tanto attesa regolamentazione per quanto riguarda gli asset digitali. Una regolamentazione che tutti gli operatori di mercato ritengono estremamente bullish – perché consentirebbe l’ingresso sul mercato di diversi operatori, bancari e istituzionali, che avrebbero da quel punto in poi piena libertà di operare nel comparto.

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A parlare è comunque Nikolaos Panigirtzoglou – esperto del gruppo bancario più importante del mondo – che pur non avendo granché fortuna nel prevedere i prezzi di Bitcoin (in passato), può comunque contare su un importante vantaggio in termini di accesso alle notizie che contano.

Sentiment negativo, ma l’approvazione del Clarity Act potrebbe cambiare tutto

Nikolaos Panigirtzoglou ha certamente ragione su un fatto: il sentiment nel mondo crypto rimane molto negativo – aggiungiamo noi anche in modo ingiustificato rispetto ai fondamentali e alle condizioni del mercato. Una lettura che viene confermata senza dubbio alcuno dal Fear and Greed Index – che continua a rimanere su livelli che mai si erano visti prima così a lungo.

Sentiment negli ultimi 90 giorni è rimasto innaturalmente basso

Secondo l’analista di JPMorgan però c’è la concreta possibilità di vedere una rivoluzione in questo senso, che potrebbe prendere la forma di importanti avanzamenti sul piano legale e regolamentare negli Stati Uniti.

Mentre il sentiment rimane negativo nei mercati crypto, continuiamo a credere che una potenziale approvazione della legislazione sulla struttura del mercato, molto probabilmente entro la metà dell’anno, potrebbe fungere da catalizzatore positivo per i mercati crypto nella seconda metà dell’anno.

Questo è quanto l’analista del grande gruppo bancario ha scritto in un report destinato alla clientela, offrendo per la prima volta tempistiche relativamente precise. Dato il diretto coinvolgimento nelle discussioni del settore bancario USA, c’è una possibilità che quelle diffuse da Panigirtzoglou siano in un certo senso informazioni di prima mano.

  • Una legge arenata

È scaduto l’ultimatum del governo USA affinché exchange e banche si mettano d’accordo sulle (poche) questioni che ancora impediscono al Clarity Act di andare avanti. Questioni che riguardano in primis la possibilità degli exchange di offrire alla propria clientela rendimenti sulle stablecoin. Sulla questione sembra inoltre che il governo USA abbia proposto una soluzione a metà strada (ok rendimenti, ma limitati), che però le banche avrebbero accolto con scarso entusiasmo, scatenando le ire della Casa Bianca.

Problema Iran

Tutta l’attenzione è focalizzata – per ovvi motivi – sul conflitto in Iran e con ogni probabilità almeno sui giornali la questione Clarity Act finirà in secondo piano. Questo però non vuol dire che non si lavorerà alacremente al passaggio di una legge che è di interesse anche e soprattutto della Casa Bianca.

Se approvato, rimodellerà la struttura del mercato fornendo chiarezza regolamentare, ponendo fine alla «regolazione tramite enforcement», promuovendo la tokenizzazione e facilitando una maggiore partecipazione istituzionale.

Questo è l’ultimo commento dello specialista di JPMorgan – un’opinione che condividiamo e che rende il Clarity Act il più importante degli eventi che ci attendono nel 2026.

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