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Binance e legami con l’Iran: risposta dell’exchange al senatore che vuole vederci chiaro

Continuano gli attriti tra l'exchange e i politici dem, aumentati dopo l'avvicinamento di CZ a Trump.
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La guerra in Iran sta avendo degli strascichi anche nel mondo crypto. Dopo la stratosferica panzana sull’acquisto di armi tramite Bitcoin, ora tocca a un’altra indagine. È partita al Senato USA – o meglio, per mano di un senatore – che ha raccolto una vecchia indagine della stampa USA. Al centro l’utilizzo che almeno 2.000 soggetti iraniani avrebbero fatto di Binance, uno dei più popolari exchange di criptovalute. L’obiettivo? Aggirare le sanzioni.

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Binance ha rispedito le accuse al mittente, affermando di conformarsi ai più elevati standard di sicurezza, anche al fine di evitare questo tipo di abusi da parte di soggetti sotto sanzioni.

1,7 miliardi di dollari in ballo

La questione nasce da una lettera inviata in risposta al senatore degli Stati Uniti Richard Blumenthal (democratico del Connecticut), che ha chiesto indagini sull’utilizzo della piattaforma di Binance da parte di entità iraniane sotto sanzioni.

In realtà le accuse del senatore replicano quanto era stato pubblicato da The Wall Street Journal, all’interno di un’indagine sul licenziamento di responsabili interni a Binance addetti a questo tipo di indagini.

Licenziamenti le cui motivazioni addotte da WSJ sono state contestate dalla stessa Binance, senza però che le smentite siano state ritenute sufficienti dal senatore Blumenthal.

Gli addetti non sono stati licenziati per aver segnalato questioni relative alla compliance ma sulla base di circostanze individuali.

Questa è la risposta che Binance ha fornito a suo tempo a The Wall Street Journal. Ora però ne arriva un’altra, diretta al senatore, che l’exchange ha pubblicato sul suo sito.

  • Su 1.500 dipendenti, solo un numero ridotto di questi è andato via da Binance. Si tratterebbe, secondo l’exchange, di normale turnover;
  • Binance afferma di applicare rigorosamente i programmi di compliance, comprese procedure di KYC e negazione dell’accesso a individui o entità residenti in Iran;
  • Binance avrebbe investito centinaia di milioni di dollari nell’infrastruttura di compliance, e impiegherebbe al momento oltre 1.500 specialisti;
  • Ci sarebbe stato un calo del 97% dell’esposizione a wallet riconducibili a soggetti legati a exchange iraniani.

Non sappiamo per il momento se il senatore troverà soddisfacenti queste risposte o se le indagini continueranno.

Uno degli account coinvolti e legato a Hexa Whale sarebbe stato inoltre bloccato lo scorso agosto. Un altro account, riporta The Block – legato a Blessed Trust, sarebbe stato bloccato a gennaio 2026.

Panzane all’italiana o indagine seria?

Certo è che siamo su un livello molto diverso da quello di fantascienza assoluta della stampa italiana, che accusa Bitcoin di essere valuta preferita per l’acquisto di armi da parte dei pasdaran.

Tutto questo senza che ci sia lo straccio di una prova. Ma – è fatto noto – quando c’è da attaccare il comparto non c’è bisogno di prova alcuna.

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