Lasciando da parte il conflitto in Iran, le notizie più importanti della prossima settimana arriveranno dai dati macro. Mercoledì 11 marzo sarà il turno dell’inflazione classica (CPI), con la pubblicazione delle rilevazioni per il mese di febbraio. Dato che gli Stati Uniti torneranno all’ora legale già durante questo weekend, il dato sarà diffuso quando in Italia saranno le 13:30.
Sarà un dato importante – dopo che il mercato del lavoro ha mostrato i primi segni di cedimento. Improponibile un taglio a marzo, nel caso di dati anche al di sotto delle aspettative. Capire però la traiettoria dei prezzi sarà importante per il futuro della politica monetaria degli Stati Uniti.
Mercoledì, 13:30, non prendete appuntamenti
La prima novità è che per poco più di venti giorni ci sarà un disallineamento tra il fuso orario di Roma e quello di New York. Mentre dalle nostre parti si tornerà all’ora legale soltanto a fine marzo, gli Stati Uniti sposteranno le lancette già nella notte tra sabato 7 marzo e domenica 8 marzo. I dati che eravamo abituati a ricevere alle 14:30 ora italiana, per tutto il tempo che rimane del mese di marzo, arriveranno invece alle 13:30. Le borse, che aprono alle 09:30 ora locale, apriranno alle 14:30 ora italiana.
Mercoledì alle 13:30 avremo i dati sul CPI – l’inflazione classica. Non è la tipologia di inflazione che Federal Reserve segue più da vicino, ma rimane comunque importante per valutare lo stato dei prezzi negli USA e le future decisioni di politica monetaria.
- Aspettative
Le aspettative di analisti e mercati sono le seguenti:
| Dato | Consenso aspettative | Dato precedente |
|---|---|---|
| Core MoM | +0,2% | +0,3% |
| Core YoY | +2,5% | +2,5% |
| CPI YoY | +2,4%-+2,5% | +2,4% |
Il consenso è dunque per un’inflazione persistente, che non si avvicinerà al 2% e che non dovrebbe dunque fornire a Federal Reserve un motivo credibile per discutere di un taglio il 18 marzo, quando ci sarà il prossimo incontro del FOMC.
Le aspettative dei mercati sui tagli ai tassi di interesse
Data la crisi in Iran e gli effetti che ha avuto sul prezzo del petrolio, i tagli ai tassi di interesse nel 2026 sono tornati oggetto di discussione tra specialisti, banche d’affari, trader di swap su Fed Funds Rate. Da fine febbraio, complici numeri sui prezzi ai produttori che anticipano una futura crescita dell’inflazione e complice anche il conflitto in Iran, le possibilità di meno tagli sono aumentate fortemente.

Il rimbalzo delle ipotesi due e tre tagli è dovuto principalmente alla pubblicazione di dati su ADP e disoccupazione non positivi.
La situazione del grafico di cui sopra è ricavata da CME partendo dalle posizioni degli operatori di mercato sugli swap su Fed Funds Rate ed è dunque la previsione di chi sta investendo. Sono previsioni che cambiano molto rapidamente, ma che difficilmente lo faranno per un dato dell’inflazione inferiore alle aspettative.
Bitcoin e crypto
Hanno dimostrato di poter volare o comunque vivere dei trend positivi anche in assenza di una politica monetaria lassista e orientata a tagli decisi. Tuttavia, un po’ come tutti gli asset, preferirebbero una situazione in cui di tagli se ne prevedono di più.
Rimane poi da tenere conto della partita politica che si sta giocando all’interno di Fed. Rimangono almeno due i fedelissimi di Trump: oltre a Miran c’è infatti anche Bowman, che proprio venerdì ha affermato di continuare a essere favorevole a tre tagli nel corso del 2026.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
