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Polkadot: cambia l’economia del token, inflazione tagliata del -50% dal 12 marzo

Addio max supply infinita ed inflazione a doppia cifra percentuale: Polkadot aggiusta il tiro della sua tokenomics.

Polkadot è l’ennesimo progetto del mondo crypto che ha deciso di cambiare pelle e rivedere la propria tokenomics. La sua coin $DOT non sta passando un buon momento dal punto di vista speculativo, con i prezzi in down del -65% rispetto ad un anno fa, e il team ha scelto quindi di intervenire rivedendo alcuni degli assunti fondamentali del suo modello economico.

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Sul piatto c’è l’inserimento di un tetto massimo della supply, ed una riduzione del -53,6% per quanto riguarda la nuova offerta del token, insieme ad altri piccole misure per la gestione delle fees. Tutti fix che, fino a pochi anni fa erano estremamente complessi da eseguire a causa della pressione normativa di SEC, ma che oggi, oltre ad essere più praticabili da un punto di vista regolatorio, risultano anche strettamente necessari per ridare una boccata d’aria fresca agli holders. 

Polkadot: modifiche alla tokenomics di $DOT

Parliamo di un provvedimento già preannunciato ad inizio anno dagli sviluppatori di casa Polkadot, ma che solo di recente è stato formalizzato nei minimi dettagli. A partire dal 12 marzo ci sarà un vero e proprio reset del modello su cui si è basato fino ad ora il token $DOT, con l’obiettivo di attirare nuovo appeal speculativo sui mercati e rafforzare la sostenibilità di lungo periodo. 

Nello specifico, gli interventi principali saranno due: 

  • L’introduzione di un tetto massimo della supply del token, fissata a 2,1 miliardi di $DOT, che fino a poco fa non prevedeva limiti e che era stata oggetto di tante critiche circa una diluizione potenzialmente infinita.
  • Il taglio delle emissioni di nuova offerta ad un ritmo del -53,6%. In pratica il numero di $DOT che entreranno in circolazione da qui in avanti verrà dimezzato, riducendo indirettamente la possibile pressione di vendita. Fino a poco fa l’inflazione target era del 10% annuo, mentre ora scenderà all’incirca al 5%.

Pensate che dal 2020 il network ha aggiunto oltre 670 milioni di nuove monete, al di sopra della quota iniziale di lancio di 1 miliardo. Questo è stato uno dei fattori che assieme al calo generale dell’interesse verso le altcoin, ha segnato i profondi ribassi del progetto sul mercato crypto.

crescita supply dot
Supply circolante $DOTFonte dati: https://tokenterminal.com

Le altre rettifiche al modello Polkadot

Accanto a queste due misure centrali, la riforma introduce anche altri cambiamenti nella gestione dei flussi economici della rete Polkadot. Questi aspetti sono quelli in particolare che, come dicevamo all’inizio, anni fa sarebbero stati facilmente attaccati dalla macchina regolatoria di SEC, che avrebbe verosimilmente definito il token $DOT come una security, e l’organizzazione Polkadot come l’entità responsabile di vendite non autorizzate.

Infatti ora il progetto, in modo del tutto simile a quello che stanno facendo altri colleghi del mondo crypto, ha scelto di rivedere il modo con cui il valore generato dalla blockchain viene re-distribuito alla comunità e agli investitori. Dal 12 marzo in poi, i fondi raccolti tramite fees, slashing e coretime saranno dirottati presso una “Dynamic Allocation Pool” e gestiti tramite governance.

Questi ricavi potranno poi essere allocati in forma di ricompensa ai validator, come incentivo per lo staking, per finanziare la treasury o come riserva strategica per lo sviluppo dell’ecosistema, previa voto all’unanimità degli holders. In precedenza Polkadot seguiva un modello più semplice, in cui le revenue finivano quasi interamente nella Treasury, con una piccola parte dei $DOT che veniva periodicamente burnata, mentre il resto veniva speso per marketing e sviluppo infrastrutturale.

Treasury Polkadot
Treasury PolkadotFonte dati: https://tokenterminal.com

D’ora in poi quindi non ci saranno più burn, ma il valore generato dall’ecosistema sarà distribuito in modo forse più efficace, e con una gestione più allineata agli incentivi economici del mercato.

La nuova tokenomics porterà ad un rialzo di $DOT?

Già in concomitanza all’annuncio di questi cambiamenti, il token $DOT ha risposto bene sui mercati con un pump da $1,26 a $1,72, per poi rintracciare nei giorni seguenti fino agli attuali $1,48. La nuova tokenomics di Polkadot è senza ombra di dubbio un passo importante nella direzione di un modello economico più appetibile per i mercati. Ridurre l’emissione e fissare un tetto all’offerta massima significa, almeno sulla carta, diminuire la pressione di vendita e rendere il token meno inflazionistico rispetto al passato.

Detto questo, sarebbe un errore pensare che da solo questo cambiamento sia sufficiente a riportare il prezzo del token ai massimi storici. Come ricordiamo spesso, un mercato è composto dall’incontro di domanda e offerta, e non basta lavorare su uno solo dei due aspetti per favorire una crescita delle quotazioni. Sono tutti temi che abbiamo affrontato in questo recente podcast.


Il problema di Polkadot è che in questo momento presenta un’attività on-chain scarna, poche applicazioni distintive capaci di attirare traffico, ed un ecosistema di Parachains che genera pochi ricavi alla piattaforma. A tal proposito, secondo Token Terminal, negli ultimi 5 anni tra revenue e spese c’è stato un deficit di oltre $5 miliardi. Deficit pagato, in modo indiretto, dai token holders. 

Dunque, non è sbagliato intervenire sulla tokenomics, ma è altrettanto importante guardare anche a questi aspetti.

Altre novità per Polkadot

Vedremo se nelle prossime settimane il progetto riuscirà a ritrovare fiducia e continuità nel mercato crypto, possibilmente aiutata anche da un contesto più greedy per gli asset più esposti al rischio. Un punto a favore per $DOT è il recente annuncio di 21Shares, che ha da poco lanciato un ETF sul token all’interno del mercato Nasdaq..

Fino ad oggi i fondi quotati in borsa con sottostante altcoins non hanno ottenuto grandi inflow, a differenza di quelli su $BTC ed $ETH, ma è comunque un buon punto di possibile rilancio sostenuto da un pubblico di investitori istituzionali.

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Mauro Dattilo
Mauro Dattilo
3 ore fa

Molto interessante l’analisi sulla nuova tokenomics di Polkadot (DOT), ma forse vale la pena guardare anche l’altro lato della medaglia.
Ridurre l’inflazione e introdurre una supply massima è sicuramente positivo dal punto di vista teorico: meno emissione significa meno pressione di vendita e quindi una struttura economica più sostenibile nel lungo periodo.
Tuttavia questo intervento sembra più una correzione difensiva che un vero motore di crescita.
Il problema principale di Polkadot negli ultimi anni non è stato soltanto l’inflazione del token, ma soprattutto:
attività on-chain limitata
poche applicazioni realmente utilizzate
ecosistema di parachain con ricavi ancora molto bassi
Se la domanda reale per la rete non cresce, ridurre l’offerta può rallentare il declino del prezzo, ma difficilmente basta da solo a invertire il trend.
In altre parole:
la tokenomics può migliorare l’economia di un progetto, ma non può sostituire l’utilità della rete.
Molti progetti stanno facendo interventi simili proprio perché il mercato crypto sta diventando più selettivo: oggi gli investitori guardano sempre di più a utilizzo reale, revenue e sicurezza economica, non solo alla narrativa.
Quindi sì, il cambiamento è un passo nella direzione giusta, ma la vera domanda resta un’altra:
Polkadot riuscirà a generare abbastanza attività e applicazioni da giustificare valore economico nel token?
Perché alla fine il mercato premia sempre l’uso reale della tecnologia, non solo l’ingegneria della tokenomics.