Non è il petrolio ma l’euro il termometro del nervosismo dei mercati. Dall’inizio del conflitto in Iran la valuta europea ha perso il 2% contro il dollaro, con una performance ben peggiore di quella della Sterlina GBP. Il segnale è forte, tant’è che i mercati stanno iniziando a prezzare con decisione un ritocco al rialzo dei tassi di interesse già a luglio. Più facile a prezzarsi che a farsi, dato che un aumento dei tassi comprimerebbe una crescita già fiacca del continente europeo.
Non esistono soluzioni semplici e l’unione monetaria torna a essere il grande malato. Questo tenendo anche conto del maggiore impatto che eventuali aumenti dei costi energetici avrebbero sull’Europa rispetto ad altre aree geografiche.
Rialzi dei tassi in vista?
È il segreto di Pulcinella. Da BCE cominciano a trapelare pettegolezzi e decisioni future verso il rialzo dei tassi, che potrebbe avvenire già a luglio. I mercati li prezzano, entro fine 2026, al 100% (e quindi li danno per certi), non tenendo conto dei problemi ulteriori che una decisione del genere finirebbe per innescare.
La crescita in area euro è prevista per un modesto 1,2% per il 2026, con molte delle economie che hanno faticato a tornare su livelli accettabili dopo la crisi imposta dal COVID. Un rialzo dei tassi, come segnala Marcus Ashworth su Bloomberg, avrebbe come conseguenza diretta una riduzione di una crescita già fiacca e incerta.
La scelta impossibile
Non esiste una scelta corretta. Da un lato l’aumento dei costi energetici avrebbe un impatto su un’inflazione mai domata davvero. Dall’altro, l’effetto compressione su un’economia già poco brillante potrebbe essere letale.
Questo senza tenere conto delle tante e diverse anime che esprimono il proprio voto in seno a BCE per le decisioni sui tassi. Dai più dovish Fabio Panetta, Gediminas Šimkus e Piero Cipollone, fino ai più hawkish Isabel Schnabel, Peter Kažimír e Madis Müller, ci sono tante politiche monetarie desiderate quanti sono i votanti.
In aggiunta uno dei pesi massimi, la Francia, dovrà presto nominare un sostituto del dimissionario Villeroy de Galhau, con il presidente francese Emmanuel Macron che gradirebbe (non ne fa mistero da mesi) una politica monetaria più accomodante.
I mercati esagerano sulle possibilità di rialzo dei tassi?
Con ogni probabilità sì. I numeri che arrivano dai mercati imporrebbero – sacrificando la crescita – un atteggiamento prudente e lo spauracchio dei rialzi per tenere a bada gli skittish market horses – i cavalli imbizzarriti dei mercati.

Non contano però solo i numeri. La politica economica è economia, ma anche politica. E da quell’orecchio diversi membri non vorranno sentirci. Meglio un po’ di inflazione, anche ad alleggerire il debito pubblico reale, che massacrare industrie che verranno già massacrate a sufficienza da un’eventuale crisi petrolifera.
Decisione già il 19 marzo?
La decisione sui tassi di marzo verrà annunciata giovedì 19 marzo. Joachim Nagel, che è in corsa per rimpiazzare Christine Lagarde in caso di dimissioni (smentite o quasi), afferma che in quella sede si deciderà il da farsi.

Al momento sembra però improbabile che si proceda con una decisione a sorpresa e che non si aspetta quasi nessuno. Tutto questo mentre mancano otto giorni che – alla velocità con la quale evolve il conflitto in Iran – sono un’era geologica.
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