L’invito perentorio di Donald Trump a trovare un accordo non ha funzionato. Non hanno funzionato neanche gli inviti alla riconciliazione. Tra banche e exchange e progetti crypto c’è una nuova guerra. Non riguarda, questa volta, le stablecoin, ma le licenze bancarie slim che OCC sta accordando a diversi operatori crypto. Secondo quanto riporta uno scoop di The Guardian, l’associazione che tutela gli interessi delle banche negli USA, sarebbe pronta a portare OCC (un’agenzia federale) addirittura in tribunale.
Le banche si erano dette da subito molto preoccupate, perché mancherebbero controlli sufficienti per evitare che tali exchange con licenza bancaria si comportino in modo poco corretto. Preoccupazioni che aumentano – affermano sempre le banche – dato che mancano ancora chiari regolamenti attuativi delle ultime novità legislative.
Manca supervisione rigorosa
In realtà sono questioni che abbiamo già sentito molte volte, pronunciate sempre dal The Bank Policy Institute, una sorta di associazione di categoria che raccoglie le quaranta banche più importanti degli USA.
- Controlli non adeguati;
- Mancanza di trasparenza;
- Mancanza di supervisione;
E più in generale un regime che sarebbe molto più permissivo di quello che viene imposto alle banche classiche.
E ora vogliono portare in tribunale OCC, entità che si occupa di vigilare sul mercato bancario e di rilasciare le suddette licenze, che sono licenze limitate e che tanti degli operatori del mondo crypto – compresi progetti come Ripple – hanno già richiesto o ottenuto.
Decisione ancora non presa
BPI – l’associazione di cui sopra – non avrebbe ancora preso una decisione, anche se la causa in tribunale sarebbe appunto sul tavolo. Non si tratterebbe della prima volta che l’associazione bancaria porta un’entità federale in tribunale.
Già nel 2024, successivamente al cambio di certi stress test, le stesse banche portarono in tribunale Federal Reserve. Rapporti conflittuali, che però sono il sale del rapporto tra privati e pubblico, almeno negli Stati Uniti.
BPI – che raccoglie le quaranta banche più importanti degli USA – non è l’unica a essersi espressa con toni poco concilianti. Anche ICBA – che raccoglie circa 5.000 tra piccoli istituti e banche locali – si è espressa su toni simili, lamentando la presenza di scappatoie legali per evitare controlli sufficienti.
Nel frattempo però anche WLFI, il progetto DeFi legato alla famiglia Trump, ha richiesto una banca simile.
Difficile pensare che enti governativi o comunque federali vadano allo scontro. Le banche però – nonostante gli stessi richiami di Trump – non sembrerebbero pronte a dare il benvenuto a operatori del mondo crypto.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
