Sono passati solo 11 anni dalla nascita della blockchain di Ethereum e appena 6 anni da quella di Solana. In entrambi i casi, parliamo di tempi relativamente brevi per una tecnologia che cerca di affondare le proprie radici in modo permanente nel mondo crypto. Oggi tutte e due le reti vantano un certo prestigio nell’attuale ecosistema on-chain, con numeri e fondamentali oggettivamente più forti di tanti competitor, ma questo non basta per considerare chiusa la partita per sempre.
Tutto ciò che è stato costruito fino ad ora nel settore DeFi, e tutti i grossi investimenti che arrivano dalla finanza tradizionale, sono solo esperimenti. Non siamo noi a dirlo ma Evgeny Gaevoy, il CEO di Wintermute, famosa società di market making che serve mercati ed infrastrutture crypto. Secondo la sua visione, la blockchain destinata a dominare il futuro del settore deve ancora nascere e, tra qualche anno, potrebbe arrivare di forza e scalzare chi oggi sembra intoccabile.
Ethereum e Solana: solo due gocce d’acqua nel mare della rivoluzione blockchain
Noi crypto appassionati siamo probabilmente troppo frettolosi nel dare conclusioni, e tendiamo spesso a non avere la giusta cognizione del tempo. Lo vediamo dal comportamento sui mercati ma anche dalle aspettative che gli investitori ripongono su blockchain come Ethereum e Solana, ad oggi considerate veri e propri capostipiti del movimento on-chain.
Si può essere più simpatizzanti dell’una o dell’altra, ma in linea generale quasi tutti le guardiamo come due reti che sono già arrivate, che hanno già dimostrato tutto il loro valore, e che, in ultima istanza, sono qui per restare.
Ethereum vanta oltre $55 miliardi di TVL in DeFi, ospita circa $164 miliardi di stablecoin nella sua infrastruttura, e sostiene la quota maggioritaria del settore RWA. Solana, dal canto suo, offre una scalabilità superiore alla media, ha 36 milioni di utenti attivi mensili, e si è ritagliata un ruolo centrale nel trading di memecoin.
Eppure, non è dello stesso parere il CEO di Wintermute, che pur riconoscendo le loro qualità, ha affermato che nessuna delle due blockchain presenta un vantaggio davvero incolmabile.In una recente intervista per Fortune, lo stesso ha detto esplicitamente che potrebbe emergere tra qualche anno una nuova blockchain capace di superarle entrambe.
Fino ad ora è stato tutto un esperimento
In molti potrebbero controbattere a questa affermazione dicendo che Ethereum e Solana hanno già ottenuto il lasciapassare di Wall Street con investimenti da parte di grandi istituzioni finanziarie e colossi del settore. BlackRock ha già investito da tempo tramite il prodotto BUILD su entrambe le chain, JPMorgan a fine 2025 ha annunciato il lancio di un fondo tokenizzato su Ethereum. A loro si è recentemente aggiunta anche Amundi, che ha messo $100 milioni sul piatto per costruire qualcosa di simile.
Anche su Solana si sta percorrendo un percorso simile, con un crescente interesse da parte di operatori istituzionali. Attori come Franklin Templeton, VanEck e State Street stanno lavorando su fondi RWA che includono una grande varietà di asset ed iniziano a considerare la chain come un layer di riferimento per il settlement di questi prodotti.
Il punto però, secondo quanto riportato da Evgeny Gaevoy di Wintermute, è che tutto questo interesse è frutto di semplici progetti pilota o iniziative che coinvolgono una minima parte del valore che gira su circuiti tradizionali. Gli attuali $15,5 miliardi di asset tokenizzati su Ethereum, e gli oltre $1,7 miliardi su Solana, sono solo una frazione trascurabile dei $67 trilioni presenti sul mercato azionario USA a cui si sommano altri $30 trilioni circa di U.S Treasuries (senza contare private credit, commodities e real estate).
E gli ETF $ETH e $SOL? Anche qui parliamo di numeri relativamente piccoli rispetto all’AUM dei fondi quotati in borsa. In questo caso poi il focus degli ETF è sull’asset in sé e sui relativi volumi di trading, il che non rende le due chain necessariamente più adottate dal punto di vista infrastrutturale.
Ethereum e Solana potrebbero essere superate: ma non per forza escluse
Sia su Ethereum che su Solana, ad oggi, non esistono ancora applicazioni realmente rivoluzionarie in grado di attrarre un’adozione di massa su scala globale e di giustificare il passaggio dalla finanza tradizionale a quella on-chain. Su entrambe troviamo più attività economica rispetto a molte altre reti, ma non vi è ancora qualcosa di veramente distintivo ed esclusivo, che non potrà essere replicato altrove in un futuro.
Dunque, il CEO di Wintermute crede che da qui ai prossimi anni arriveranno nuove blockchain, supportate da un’ampia coorte di sostenitori, che sapranno proporre modelli più efficienti e che si imporranno come veri leader nel mondo on-chain.
Questo però non vuol dire che Ethereum e Solana dovranno essere obbligatoriamente rimpiazzate ed escluse dai giochi. La stessa Wintermute, in qualità di market maker, cerca di collaborare con quante più chain e piattaforme possibili proprio perché è convinta che non ci sarà solo un vincitore in futuro, ma un ecosistema con diversi segmenti specializzati, ognuno dei quali avrà la propria ondata di successo.
Il futuro della blockchain è ancora da riscrivere: questi i punti chiave
Siamo solo agli albori di una rivoluzione così potente come quella della blockchain, ed è quantomeno frettoloso provare a sancire già da adesso i vincitori del prossimo secolo. Ethereum e Solana hanno il vantaggio di essersi mossi in anticipo, ed è probabile che continueranno a mantenere una propria influenza e a ritagliarsi uno spazio nel settore, senza però avere la sicurezza di restare dominanti e in testa alla classifica per sempre.
Possiamo viaggiare con la mente ed immaginare un futuro frammentato, fatto di diverse chain specializzate in determinate attività, o pensare a quali caratteristiche dovrebbe avere il prossimo “cavallo di battaglia” dell’ecosistema. A tal proposito, possiamo già da adesso stilare una lista di elementi che saranno imprescindibili per garantire il successo:
- Decentralizzazione: chiunque può costruire un database centralizzato e far girare i propri nodi. La vera difficoltà è distribuire il consenso attorno a decine di migliaia di operatori indipendenti.
- Scalabilità: ci stanno lavorando tutti, ed è una delle condizioni essenziali per poter costruire applicazioni finanziarie per la vita di tutti i giorni.
- Sicurezza: nessuna istituzione porterà miliardi di dollari on-chain su una rete che non è tecnicamente solida e resistente ad attacchi o vulnerabilità.
- Casi d’uso: la vera rivoluzione passerà per le applicazioni e per quelle DApps che riusciranno ad attirare milioni di utenti in attività economiche reali, facili da comprendere, e con sistemi di onboarding efficaci.
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