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FED UP

Mercati USA: ok per rialzi tassi. Tre membri di Fed in conflitto. C’è chi vuole tre tagli e chi…

Federal Reserve ha una guerra interna. Intanto i mercati prezzano una situazione peggiore di quella raccontata da Powell.
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Il caos sui mercati innescato dalla guerra e dai conseguenti prezzi del petrolio, ha fatto dimenticare a tutti che c’è un’altra guerra, metaforica, che si sta consumando interamente a Federal Reserve. Non solo la banca centrale degli Stati Uniti è in difficoltà perché i suoi due mandati sono in conflitto. C’è anche una divisione interna che rischia di allargarsi invece che di restringersi. Agitazione che si aggiunge ad altra agitazione e che commenteremo tramite le parole di due dei membri del board di Fed, che le hanno appena affidate a giornali e TV.

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Hanno infatti parlato ai giornali sia Michelle Bowman, sia Christopher Waller, entrambi da ascriversi alle colombe, e con opinioni più tranquille di quelle di Powell (in attesa) e degli altri membri del FOMC, la riunione che ogni circa sei settimane decide dei tassi negli States.

Bowman: voglio tre tagli per il 2026

Mentre i mercati ne prezzano tra zero e uno e mentre le previsioni mediane di Fed ne indicano uno, c’è almeno un membro del board che ne vorrebbe addirittura tre. Si tratta di Michelle Bowman, storicamente vicina alla dottrina Trump almeno in campo economico e monetario. Un tempo – e lo avevamo già scritto su queste pagine – la vicinanza dipendeva anche dalla possibilità di succedere a Jerome Powell. Ora sembra che il convincimento sia più autentico.

Tre tagli da qui a fine 2026 non sono nelle previsioni di nessuno se non in quelle di un altro fedelissimo di Trump, Stephen Miran, che anche mercoledì ha votato a favore dei tagli.

Christopher Waller: qualcosa mi dice che le cose non…

Più moderata l’opinione di Christopher Waller, sembra nel FOMC, sempre colomba, che ha affermato di non vedere la necessità di alzare i tassi. Questo per mettere a tacere voci che sono ormai insistenti anche negli Stati Uniti e che parlano di necessità di fronteggiare il boom dell’inflazione che arriverà, collegato con l’aumento dei prezzi energetici.

Tuttavia Waller ha ammesso che mercoledì avrebbe votato anche lui per i tagli (insieme al solo Miran), se non fossero arrivati gli ormai noti problemi legati al prezzo del petrolio.

Il mio cervello capisce i numeri, ma non riesco a superare il mio istinto, che mi dice che non è ok

Il riferimento è alla situazione, al netto del fatto che almeno secondo le dottrine di base seguite dalle banche centrali, in genere i rialzi energetici vengono vissuti come fattore una tantum, almeno in assenza di segnali chiari di possibile stress prolungato.

Sono dunque almeno tre le colombe: Miran che vota blindato per i tagli, Bowman che ne vuole tre da qui a fine anno e Waller che appare come il più ragionevole dei tre, data la preoccupazione per i prezzi del petrolio. Se questi dovessero rimanere elevati per mesi, ha affermato Waller, finiranno per impattare sull’inflazione Core.

Waller rimane aperto a tagli ai tassi, soprattutto se la situazione dovesse complicarsi sul fronte del lavoro. Ma l’incognita, almeno per il terzo del clan delle colombe, rimane l’Iran. E quindi di nuovo il petrolio.

Intanto i mercati stanno prezzando addirittura la possibilità di un rialzo dei tassi.

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