È scortese fare allarmismo durante una situazione già allarmante. I bond trader però sono noti per due atteggiamenti: il primo è essere taciturni il più delle volte. Il secondo è essere assai scortesi quando è il momento di parlare. I debiti pubblici vedono rendimenti in forte rialzo (e non è una buona notizia). Da Washington a Tokyo, passando per Londra, Roma, Parigi e Francoforte. Se c’è qualcuno che sta invocando la fine della guerra a gran voce, sono i bond vigilante. E hanno degli strumenti assai più convincenti di quelli dei pacifisti.
In realtà quanto sta accadendo sui mercati non ha la forma dell’operetta descritta sopra. Non ci sono supereroi, non ci sono vigilante, non c’è nessuno che sta telefonando a Washington pregando per una tregua. Ci sono tanti investitori allarmati. E forse dovremmo essere allarmati anche noi.
Sapete quali rendimenti stanno salendo? Tutti
Lo screenshot che alleghiamo è di Bloomberg Terminal, ma potrai recuperare gli stessi dati da dove preferisci. I bond, tutti, vedono i rendimenti sui mercati secondari al rialzo.

Si può dire così: i creditori degli stati (che poi sono anche milioni di piccoli risparmiatori) vogliono essere pagati di più per prestare denaro.
Si può dire anche così: tecnicamente le aspettative sui tassi di interesse di riferimento sono in salita, perché sono in salita le aspettative sull’inflazione, perché c’è una guerra che si sa quando è iniziata e non si sa quando finirà.
A prescindere dall’angolo di lettura, tanti bond stanno lanciando dei segnali allarmanti. Quanto allarmanti? Molto, soprattutto nel Regno Unito, che si trova in una situazione complicata di suo che ha visto i rendimenti, da inizio guerra, salire di quasi il 20% sui decennali.
Devo preoccuparmi?
I bond esistono anche come termometro del gradimento della situazione da parte dei mercati. Mercati che siamo io, tu che mi leggi e milioni di altre persone. È normale che di fronte a un futuro incerto, con delle questioni che potrebbero far impennare (di nuovo) l’inflazione e con una guerra in corso, le reazioni siano queste.
Nel frattempo gli stessi mercati stanno prezzando (in linguaggio comune, si aspettano) addirittura un rialzo dei tassi negli USA da qui a fine 2026 – al contrario di quanto affermano in Fed, ad esempio. E se ne aspettano ormai due in Europa per mano di BCE.
Questo per aggiungere benzina a un fuoco che brucia su ritmi importanti.
Ancora strana la reazione di Bitcoin e crypto
Oro? Affondato – e non è il primo giorno che accade dall’inizio della guerra. Azionario? Nasdaq perde l’1%, S&P 500 perde quasi lo 0,8%, gli altri non fanno troppo meglio. Bitcoin però continua a condurre una battaglia solitaria per rimanere sopra i 70.000$, livello di prezzo che avremmo trovato incredibile se ci avessero raccontato questa situazione.
Una delle possibili spiegazioni è la tenuta di Bitcoin quando salgono le aspettative sull’inflazione futura. È un tema complicato, non ancora consolidato, ma che a questo punto assume sempre maggiore validità.
C’è un altro problema però sul medio e lungo periodo. Prezzi così alti per gli energetici, se dovessero protrarsi a lungo, comprimeranno consumi, investimenti, produzione. E quindi potrebbero innescare una recessione. In quel caso, direbbero gli inglesi, all bets are off e entreremmo in un territorio inesplorato per Bitcoin.
Crollo previsto? Prima di tirare a indovinare, ricordiamoci di quanto sia stato storicamente in grado di sorprenderci questo asset. Un asset che piace molto agli istituzionali anche perché decorrelato da tutto, anche dalle banalità.
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