Bank of America continua a puntare sui tagli ai tassi di interesse, ma nel suo ultimo report ha anche aggiunto uno scenario, che sarebbe il più catastrofico per i mercati risk-on, che vedrebbe Federal Reserve procedere con rialzi ai tassi per contenere l’inflazione dovuta al petrolio. Una situazione che per ora però Jerome Powell ignora e non considera. Nonostante le banche d’affari siano ora in corsa per mostrarsi ragionevoli e per non escludere nessuna delle opzioni possibili, forse si sta un po’ esagerando, almeno negli USA.
Potrebbero salire, ma potrebbero anche scendere: è un po’ questo lo scenario che Bank of America prova a spacciare per nuovo. In realtà le cose sono molto più complicate di così – e proveremo a offrirvi la nostra, certi però anche noi delle difficoltà che dovremo affrontare, anche in termini di previsioni, nei prossimi mesi.
Il terrore
Non c’è altra parola per definirlo e non abbiamo alcuna intenzione di indorare la pillola. Fino a qualche settimana fa i mercati erano certi o quasi di almeno due tagli ai tassi di interesse negli Stati Uniti. Poi – dovrebbe essere fatto noto – è arrivata una guerra che ha impattato sul prezzo del petrolio e anche sulle chance di recessione. C’è chi parla di 200$, chi di 175$, chi di addirittura 110$ come prezzo insostenibile per le economie.
Dato che però non stiamo parlando di potenziale taglio dei tassi (che è quanto una recessione comanderebbe nel più breve tempo possibile), è all’altra metà del cielo che dobbiamo guardare, ovvero alla possibilità che una guerra prolungata causi inflazione.
Inflazione che arriverebbe tutta o quasi dai prezzi del petrolio e dall’effetto a cascata che questa avrebbe sulle attività produttive e sui consumi. È una corsa contro il tempo: anche una riapertura totale, ma tardiva, vorrebbe dire un impatto enorme sulle economie. Anche in termini di inflazione, soprattutto quando comincerà a scarseggiare il prodotto fisico e i prezzi non saranno soltanto un riflesso dei mercati dei futures.
Bank of America: e se i tassi…
…dovessero salire? In realtà l’ipotesi è molto meno peregrina di quanto sembri, almeno al di fuori degli Stati Uniti. L’Australia, come abbiamo già visto negli scorsi giorni, ha già fatto un hike. L’Europa ci sta pensando seriamente, con i mercati che ne stanno prezzando addirittura due da qui a fine 2026.
Situazione però diversa negli USA: per ora Jerome Powell non ha voluto spaventare i mercati e ha affermato di voler seguire una cara vecchia dottrina, ovvero quella che vuole i prezzi del petrolio avere un impatto momentaneo sull’inflazione e dunque come dato da ignorare o quasi.
Poche ore fa però vi abbiamo raccontato di un decennio di enormi sofferenze, causato da shock tutti politici e tutti sul petrolio. Siamo sicuri che non possa verificarsi di nuovo?. Per ora – perché dovremo anche prendere una posizione – siamo ancora lontani da quel punto di non ritorno. E forse l’avviso di Bank of America deve essere letto come un avviso del mondo delle banche al presidente USA? Oppure, cosa più probabile (e non ce ne voglia BoA) un modo per dare un colpo al cerchio e uno alla botte. E rendere impossibile avere torto, accada quel che accada.
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