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BANCHE CRYPTO

Favore alle banche, dispetto alle crypto. Il senato USA ha una bozza che non piacerà a nessuno

Le banche la spuntano? La bozza blocca i rendimenti, se non a determinate condizioni.
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Emergono dettagli dall’accordo tra senatori sul Clarity Act, la legge che cambierà il mercato crypto negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da diverse testate USA, i rendimenti sulle stablecoin saranno consentiti, a patto però che non siano riconosciuti sul denaro fermo sui crypto exchange. Affinché questi ultimi possano offrirli ai clienti – tramite stablecoin – dovranno collegarvi delle attività, così come riportato dalla bozza che circola in queste ore. Attività che però non sono definite e che apriranno ad altri scontri più avanti.

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Un accordo che gli analisti più acuti hanno definito come a favore delle banche, che in circostanze di questo tipo non dovranno temere la concorrenza degli exchange. Per ottenere dei rendimenti, infatti, gli utenti dovranno o bloccare somme o partecipare ad attività che renderanno i rendimenti non automatici.

Vincono le banche, exchange scontenti, ma servirà comunque accettare il compromesso

La medicina è delle più amare. Da un lato le banche sembrerebbero averla spuntata, con un ok ai rendimenti tramite stablecoin che saranno sì possibili, ma a condizioni molto restrittive.

Dall’altro la questione yield delle stablecoin sembrerebbe interessare soltanto Coinbase – exchange che ha accordi specifici con Circle (USDC) e che dunque ha già in piedi l’infrastruttura, anche commerciale, per massimizzare una svolta di questo tipo.

Il fronte crypto sembrerebbe essere spaccato, e dunque con ogni probabilità si andrà avanti con questo accordo, che comunque interessa il giusto agli utenti europei, che possono già accedere a rendimenti tramite gli exchange crypto regolamentati in Europa, anche se a determinate condizioni.

Ci sono altri angoli da smussare

Vale inoltre la pena di ricordare ai nostri lettori che gli ostacoli per il Clarity Act non finiscono qui. Ci sono infatti questioni sulla DeFi e sulle responsabilità di chi scrive codice per protocolli decentralizzati, così come il trattamento dei frontend di tali protocolli.

Sono questioni difficili da risolvere, che dovrebbero però vedere un livello di scontro minore, dato che i rappresentanti del mondo DeFi sono certamente meno rilevanti, a livello politico, degli exchange – alcuni dei quali sono intervenuti e continuano a intervenire in campo elettorale con sostanziose donazioni.

È anche lobbismo, che negli USA è l’assoluta normalità e che è corretto che per gli exchange è un ulteriore passo verso la normalizzazione.

Prossimi appuntamenti

Da qui a fine aprile gli incontri tra senatori democratici e repubblicani si intensificheranno. Si dovrà arrivare a una soluzione, con i repubblicani che hanno maggiore interesse però a chiudere, in fretta e furia, la questione. A novembre arriveranno le midterm, che dovrebbero consegnare qualche seggio in più ai democratici e di conseguenza forza per opporsi a eventuali accordi troppo favorevoli al mondo crypto.

È questo il motivo per cui ci sono tante pressioni dalla Casa Bianca, che come è noto ha anche interessi diretti nel settore, che hanno fruttato già milioni alla famiglia presidenziale e che però sono una base molto a rischio.

Tra i democratici siede infatti Elizabeth Warren, non solo nemica giurata del settore, ma anche capace di radunare intorno a sé politici disinteressati ma pronti a combattere una guerra conto terzi.

Mancano ancora reazioni ufficiali

Mancano ancora delle reazioni ufficiali da parte degli exchange e più in generale dagli operatori del mondo crypto, non tutti interessati alla vicenda stablecoin. Gli umori non sono dei migliori, ma si è anche alla fine di un lungo percorso che ha visto l’opposizione sia dei democratici sia delle banche – e che tanti non vedono l’ora che finisca.

Preoccupa forse di più i tempi: si deve chiudere entro fine anno. E ogni minuto è ormai importante.

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