Dopo l’accelerazione di Nasdaq, anche il NYSE, l’altra grande borsa di New York, spinge sulla tokenizzazione. È stato annunciato un accordo con Superstate, società che è già attiva nel mondo della tokenizzazione delle azioni (e che opera anche su Solana). L’accordo però non dovrebbe prevedere l’utilizzo di specifiche blockchain pubbliche, con NYSE che dovrebbe sviluppare una sua soluzione tecnica. Il segnale è comunque più che chiaro: le principali borse del mondo spingono per la tokenizzazione.
Securitize è una società da tempo attiva e specializzata nella tokenizzazione degli asset, ovvero in quella che si chiama RWA – con programmi anche per l’emissione di azioni direttamente onchain.
Cosa farà Securitize con NYSE?
Si tratta ancora di un MoU, ovvero un accordo di massima che dovrà essere sviluppato. Secondo quanto riporta Fortune USA, l’accordo prevederà l’emissione sia di azioni sia di ETF in forma tokenizzata, all’interno della più ampia infrastruttura che NYSE utilizzerà per avere trading anche in forma di token. I token rappresenteranno 1:1 le azioni – facendo così soltanto da canale alternativo e perfettamente allineato con il trading classico.
Non è il primo accordo di questo livello tra le principali borse USA e le società che si occupano di tokenizzazione. Nasdaq ad esempio ha stretto degli importanti accordi in Europa con Kraken e probabilmente vedremo altri accordi di questo livello anche nei prossimi mesi, mentre negli USA siamo ormai nel pieno della corsa verso la tokenizzazione.
Invesco prende il controllo di un fondo da 800 milioni di Superstate
A ulteriore testimonianza della grande attenzione da parte dei grandi player TradFi per il mondo tokenizzato arriva la notizia dell’acquisizione, da parte di Invesco, di un fondo tokenizzato fino ad oggi gestito da Superstate.
Si tratta di USTB, che secondo il comunicato stampa diffuso dal gruppo, diventerà parte dell’offerta di Invesco, storico gestore di fondi del mondo TradFi. Il fondo sarà rinominato Short Duration U.S Government Securities Fund e sarà concorrente diretto di un fondo simile gestito da BlackRock ($BUIDL). Un fondo, quest’ultimo, che era partito con importanti dotazioni, poi purtroppo ridimensionate a causa anche del rallentamento di Ethena USDtb.
Il trend è comunque più che chiaro: tutti i grandi gruppi, per vantaggi propri, sono orientati verso la tokenizzazione. Tant’è che nella recente lettera annuale agli investitori, anche Larry Fink di BlackRock è tornato sul tema.
La spinta sarà sempre più importante, con nuovi mercati che saranno creati all’intersezione tra vecchi mercati e nuove infrastrutture. Si tratterà però di evoluzioni che andranno valutate, almeno dall’angolo crypto. I vecchi prodotti continueranno infatti a essere scambiati secondo le vecchie regole. Vecchie regole che prevedono compliance e altri tipi di necessità che il mondo DeFi, almeno per ora, non potrà risolvere.
Ritardo in Europa?
In realtà soltanto la scorsa settimana Amundi ha avviato il secondo fondo tokenizzato della sua storia. Una scelta che conferma – da parte del più grande gestore di fondi in Europa – che anche nel Vecchio Continente c’è una corsa, per quanto a ritmi meno serrati, per non perdere questo treno.
Nel caso europeo si è preferito orientarsi verso blockchain pubbliche come Ethereum e – nel caso di Amundi, anche Stellar XLM. Non sarà l’unico caso, non sarà l’ultimo, ma forse la differenza nelle implementazioni passerà anche da qui.
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