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Freeze tether circle

Stablecoin come arma politica? Tether e Circle congelano crypto iraniane

Altri freeze di stablecoin nel mondo crypto: Tether e Circle - influenzati dall'esterno - continuano a decidere chi può, e chi non può, scambiare i propri asset on-chain.
Freeze tether circle

Ancora una volta, le stablecoin arrivano a ricoprire un ruolo importantissimo nel panorama finanziario internazionale, non solo nella veste di asset crypto che favorisce la liquidità sui mercati ma anche e soprattutto come strumenti di controllo geopolitico. Nella giornata di oggi, mercoledì 25 marzo, i colossi Tether e Circle – secondo quanto emerso dalle analisi on-chain – avrebbero freezato i fondi in $USDT e $USDC detenuti sul wallet dell’exchange iraniano Wallex.

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Non fa scalpore l’importo della somma congelata – relativamente contenuta rispetto ad altre azioni simili avvenute in passato – quanto il fatto che il blocco sia stato avanzato contemporaneamente da entrambi gli emittenti stablecoin, sempre più allineati alle logiche di compliance e alle sanzioni internazionali stabilite dagli Stati Uniti.

Tether e Circle: freeze dei fondi stablecoin di un exchange iraniano

In base a quanto riportato questa mattina dal famoso ricercatore on-chain ZachXBT, in un breve aggiornamento pubblicato sul proprio canale Telegram, Tether e Circle avrebbero bloccato un wallet Ethereum riconducibile all’exchange iraniano Wallex, identificato dall’indirizzo 0x6926408f55c4f322ebe1a3cc7e4fff380c5543df.

Più precisamente, entrambi gli emittenti stablecoin avrebbero aggiunto l’indirizzo alla lista dei cosiddetti blacklisted, rendendo di fatto impossibile movimentare i fondi in $USDT e $USDC presenti sul wallet. Fondi che, complessivamente valgono circa $117.000, e su cui proprio in questi minuti – mentre scriviamo – si osservano tentativi di trasferimento falliti, con transazioni respinte proprio a causa del freeze imposto da Tether e Circle.

Indirizzo in blacklist stablecoin Tether Circle
Indirizzo in blacklist Fonte dati: https://etherscan.io

In realtà, c’è anche un dettaglio aggiuntivo che rende la vicenda ancora più interessante: dal wallet in questione sarebbe partita,  qualche ora prima del congelamento, una transazione in uscita di $2,49 milioni in USDT verso un bridge cross-chain, con gli asset che ora si trovano fermi su un indirizzo BSC.

Questa è la ricostruzione del flusso dei fondi, pubblicata da ZachXBT, in cui si vede il lungo tragitto percorso dalle stablecoin prima di finire sull’indirizzo 0xf945c7566f4204ad286a0c3ff1d8a72183e6ccdd.

Passaggi stablecoin bridge
Flusso stablecoin movimentatoFonte dati: https://web.telegram.org/

Da uno sguardo alla lista degli address in blacklist, quest’ultimo non compare, ma i fondi sono rimasti inattivi dopo l’ultimo movimento. 

  • E perché Tether e Circle non bloccano pure quell’indirizzo legato al wallet iraniano?

Perché a differenza di come pensano in molti, i freeze non avvengono in modo totalmente arbitrario da parte degli emittenti, ma a seguito di segnalazioni e provvedimenti delle autorità competenti.

Altri freeze da parte di Circle

In parallelo a questo freeze – che non è di certo il primo che vediamo nel mondo crypto – nelle ultime ore si sta discutendo anche di un altro intervento da parte di Circle, che avrebbe portato al blocco di 16 indirizzi differenti. Indirizzi che, il 23 marzo, avrebbero ricevuto il ban dall’emittente visto il loro coinvolgimento con alcuni siti scam di casinò online in crypto.

Anche in questo caso è intervenuto l’analista ZachXBT, il quale ha però affermato che in tale operazione sarebbero stati colpiti diversi wallet legittimi, non correlati tra di loro, ma responsabili di aver interagito con le piattaforme oggetto del provvedimento.

Non sappiamo fino a che punto i 16 indirizzi siano effettivamente coinvolti con i business illeciti, ma ripetiamo – come detto sopra – che i congelamenti su blockchain avvengono tendenzialmente sempre a seguito di provvedimenti o richieste formali di un tribunale.

Congelamento Circle
Congelamento CircleFonte dati: https://twitter.com/zachxbt/status/

Tutti i freeze di Tether e Circle nella storia

Dal 2020 ad oggi, Tether e Circle hanno incrementato fortemente la quantità di blocchi di questo tipo, arrivando a congelare circa 5.700 indirizzi differenti per una somma complessiva di $2,1 miliardi. Solo da inizio anno, sono entrati in blacklist portafogli contenenti oltre $700 milioni in stablecoin.

Parliamo di un totale sequestrato – o meglio reso impossibile da spendere – che vale più o meno lo 0,8% della supply complessiva di USDT e USDC. Numeri che possono sembrare poco significativi, ma che in realtà sottendono un potere di intervento sempre più rilevante da parte degli emittenti, con i casi di freeze in continuo aumento nell’ultimo periodo.

Asset totali in stablecoin congelati da Tether e Cirlce
Asset totali in stablecoin congelatiFonte dati: https://stables.rip/

Giusto per dare qualche dato aggiuntivo:

  • Il wallet in blacklist più ricco contiene circa $83,7 milioni di USDT ed è situato su rete Tron.
  • I primi 30 wallet bloccati per dimensione detengono tutti almeno $12 milioni ciascuno.
  • tra i top 30 indirizzi freezati, solo due risultano in USDC, mentre la quasi totalità è composta da USDT.
  • Considerando i primi 8 wallet, 7 si trovano su rete Tron, mentre solo uno è su Ethereum.

Stablecoin come arma di potere geopolitico: la guerra si combatte anche on-chain

È ormai chiaro che, al netto degli interventi di congelamento derivanti da attività illecite svolte all’interno degli Stati Uniti, le stablecoin di Tether e Circle stanno diventando sempre più uno strumento di controllo geopolitico

Anche in passato, in particolare nel corso del 2022, abbiamo visto i due emittenti intervenire congelando diversi indirizzi riconducibili a piattaforme russe, coinvolte in tentativi di aggirare le sanzioni internazionali. Piattaforme che, guardando l’altra faccia della medaglia, hanno approfittato della struttura permissionless della blockchain per muovere flussi finanziari fuori dai circuiti tradizionali.

Questa volta invece le sanzioni riguardano l’Iran, Paese che, subito dopo le minacce di ritorsione da parte di Stati Uniti ed UE, avrebbe registrato un forte aumento dell’attività di prelievo su exchange locali. Segno che le stablecoin, o più generalmente le criptovalute, sono utilizzate come arma di guerra digitale.

Potremmo discutere per ore di quanto sia giusto o sbagliato impiegare le crypto per eludere sanzioni, e quanto lo sia bloccarle per impedire la nascita di questi flussi. La retorica su cui però è importante non cadere è quella di certi giornali che hanno affermato — senza alcuna prova concreta — che Bitcoin venga utilizzato dall’Iran per acquistare armi.

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