La tensione resta alta sui mercati finanziari globali e a cascata sul mercato crypto. Al contempo, da due giorni c’è sostanzialmente un calo di volatilità con movimenti contenuti e senza una evidente direzionalità. Questo contesto crea il rischio di una serie di falsi segnali relativi ad una ripartenza rialzista. Ieri Bitcoin ha registrato un +1,10% ed Ethereum +0,60% mentre al momento di questa stesura sono in negativo.
Crypto e mercati congelati: si attendono news sullo Stretto di Hormuz
Tre giorni fa sulla news di una tregua con la relativa riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, i mercati avevano virato rapidamente al rialzo, ma alle parole non stanno ancora seguendo i fatti e questo sta congelando le decisioni dei mercati.
Di fatto lo stretto è ancora bloccato, con un crollo drastico del traffico marittimo. Prima del conflitto transitavano circa 130–150 navi al giorno, mentre oggi i passaggi si sono ridotti a 3–8 navi giornaliere, in gran parte legate all’Iran. Sul fronte probabilistico, il mercato assegna circa 30% di possibilità a un ritorno alla normalità nel breve. In sintesi, è più realistico attendersi una riapertura parziale e fragile, piuttosto che un ripristino completo dei flussi.
Bitcoin fermo sotto la resistenza
Lo scenario grafico dell’andamento del prezzo di Bitcoin (BTC) è abbastanza emblematico della situazione sui mercati. Attualmente quota 70.700 USDT e oggi registra una contrazione del -1%, che lascia comunque il mese di marzo in positivo del +5,40%.

Sul grafico daily allegato si può osservare la panoramica del breakout della congestione avvenuto una dozzina di giorni fa, con relativo allungo verso il primo livello di resistenza rilevante in area 74.500 USDT. Qui il prezzo si è fermato e ha iniziato a ritracciare fino alla zona supportiva dei 68.000 USDT, da dove sulla news della possibile tregua ha avviato il rimbalzo.
Dopo questo movimento si è fermato sulla prima resistenza di breve termine dei 71.700 USDT e qui sta scambiando da tre giorni senza riuscire a superarla. Anche oggi si trova al di sotto di questo livello, situazione che rispecchia la fase di incertezza descritta in precedenza. Osservando le candele dei due giorni precedenti, si nota come i body siano stati molto contenuti, a evidenziare il calo di volatilità. Volatilità che probabilmente è pronta a riprendere, carica delle tensioni che si respirano sul mercato.
Livelli di supporto e indicatori
A livello tecnico, l’indicatore RSI si sta muovendo in una fase di neutralità al di sotto della sua media mobile. Per non annullare questo tentativo di rialzo ancora in atto, è fondamentale che BTC resti al di sopra dei minimi registrati la settimana scorsa. Chiusure al di sotto della SMA 50 sarebbero un segnale di pericolo.
Indici azionari e falsi segnali

Questa fase di incertezza la si può osservare sui grafici degli indici azionari, con il rischio di falsi segnali. Ci sono state rotture rialziste delle rispettive resistenze che poi sono rientrate. S&P 500 due giorni fa era andato a rompere la resistenza dei 6.650 punti più volte intraday, per poi chiudere al di sotto. Oggi l’apertura del future notturno sta registrando un -0,30%. Una situazione simile si riscontra sul Nasdaq.
Anche in Europa l’EuroStoxx aveva dato un’illusione di breakout senza però proseguire il movimento, chiudendo al di sotto del livello. Oggi apre in contrazione con un -0,31%. Qualche segnale migliore era arrivato ieri dal Dow Jones, l’unico che era riuscito a chiudere al di sopra del livello di resistenza, restando comunque sotto i massimi toccati tre giorni fa. Anche lui oggi è in contrazione del -0,31%.
Petrolio torna a salire

In questo scenario non possiamo tralasciare il prezzo del petrolio, che è ritornato a salire. Da oggi registra un +2% sia per il WTI che per il Brent. Entrambi stanno lavorando negli ultimi tre giorni attorno alle aree supportive di breve termine evidenziate sul grafico con le linee azzurre. Il prezzo sembra comunque tenuto artificialmente basso negli ultimi due giorni.
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