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Aave stablecoin rendimenti crypto DeFi

Aave: accordo per 21 milioni di utenti e rendimenti al 6%. È fuori dal mondo crypto

Aave sta cercando nuove fonti di ricavi al di fuori del mondo crypto e punta in alto con questa partnership.
Aave stablecoin rendimenti crypto DeFi

Ultimamente Aave sta correndo all’impazzata, e non ci riferiamo all’andamento del token $AAVE – che segue purtroppo l’outlook ribassista di tutto il settore crypto – ma piuttosto alla velocità con cui la piattaforma si sta espandendo in DeFi. Un’espansione che in realtà non tocca solo le piazze decentralizzate ma ormai anche applicazioni non-crypto native, frequentate da un pubblico completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

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Per Aave questa è un’opportunità che vale circa 21 milioni di nuovi utenti, ossia quanto conta la community di Whop, piattaforma che in questi giorni ha stretto un’enorme partnership con il maggior protocollo di lending del settore crypto. Parliamo della creazione di un nuovo prodotto, chiamato “Treasury” a cui partecipano – oltre ai due protagonisti – anche le infrastrutture di Veda Labs e Plasma.

Cos’è Whop e che c’entra con Aave?

Whop non è un protocollo DeFi, né un’applicazione centralizzata che ha a che fare in qualche modo con il mondo delle criptovalute. Si tratta invece di una piattaforma web2, che funge da marketplace digitale per creator, sviluppatori e professionisti che desiderano vendere prodotti e servizi attraverso un hub centrale unificato.

Su Whop, per semplificare, si possono trovare corsi, software, accessi a community private e servizi in abbonamento, in genere legati al contesto della cosiddetta “creator economy”. La sua base di utenti, da quanto scritto nel sito web, supera i 20 milioni di clienti, con oltre $3 miliardi di vendite complessive generate attraverso la piattaforma.

Whop applicazione web2
Whop sito webFonte dati: https://whop.com/

E quindi cos’hanno in comune Whop e Aave? Che la seconda può risolvere un problema del primo, ossia permettere agli utenti che accumulano liquidità sulla piattaforma di poter maturare rendimenti nel tempo, piuttosto che tenere ferma la ricchezza o peggio ancora portarla su infrastrutture finanziarie esterne.

Per questo motivo le due realtà si sono sedute a tavoli e hanno sviluppato una soluzione per limitare tale inefficienza. In pratica, gli utenti di Whop possono – con un semplice click –  investire automaticamente i fondi accumulati sulla piattaforma nei prodotti di Aave, ottenendo rendimenti in stablecoin fino al 6%.

Whop Treasury, collaborazione con Aave

Aave: come funziona nel dettaglio il prodotto Treasury?

Per quanto l’iniziativa venga descritta in maniera alquanto minimalista da Whop – che parla banalmente alla propria community di un rendimento del 6% sulla liquidità (senza entrare nel dettaglio di come venga generato) – in realtà l’operazione, sotto gli ingranaggi, è più complessa. Lo yield deriva infatti da tutta una serie di passaggi, che coinvolgono le pool di Aave insieme alla partecipazione di Veda e della blockchain Plasma.

Più precisamente, il flusso funziona in questo modo: quando gli utenti di Whop attivano la modalità Treasury, i fondi vengono automaticamente convertiti nella stablecoin USDT0, che rappresenta la versione cross-chain della più classica USDT. 

Poi, le monete arrivano su un vault gestito da Veda Labs, operativo su Plasma, che si occupa di allocare automaticamente la liquidità con l’obiettivo di generare yield. In particolare, il vault instrada i fondi verso i mercati di lending di Aave, dove vengono messi a disposizione dei borrower e iniziano a generare interessi nel tempo.

Il rendimento finale dipende chiaramente dalla quantità di stablecoin (in questo caso USDT0) che viene presa in prestito su Aave, su cui gli utenti pagano un tasso di interesse. Più c’è un utilizzo elevato della liquidità rispetto ai depositi disponibili, maggiore è il rendimento finale per tutta la filiera.

21 milioni di potenziali nuovi utenti per Aave

Aave pronta a fare lo step successivo nella gestione della liquidità

Proprio ricollegandoci a quest’ultimo punto, ossia al tema dell’efficienza tra lending e borrowing, dobbiamo necessariamente ricordare che Aave sta puntando a migliorare sensibilmente la gestione della liquidità all’interno del proprio protocollo.

In questi giorni infatti il team di Aave ha annunciato un passaggio fondamentale verso il lancio della versione V4. Una nuova evoluzione della propria infrastruttura che punta a sviluppare un hub centrale, collegato a una serie di spoke esterni, in grado di coordinare e distribuire la liquidità in modo più efficiente tra i vari mercati.

Questa notizia ci interessa perché Aave attualmente detiene circa $6 miliardi di capitali nel suo lending market, che però non generano alcun tipo di rendimento in quanto non utilizzati per i prestiti. Parliamo di una quota pari a circa il 25% del suo TVL, che oggi supera i $24 miliardi di fondi.

Questi cosiddetti “lazy money”, ossia che non contribuiscono alla formazione di yield, attraverso la nuova versione V4 ed il “Reinvestment Module” saranno impiegati in strategie a basso rischio. Strategie che, anche se non tutti i crypto bro sono d’accordo, includono anche i cari e vecchi titoli di stato ed altre forme di rendimento TradFi. 

Aave V4 nuovo hub liquidità
Aave V4, Reinvestment ModuleFonte dati: https://www.theblock.co

Aave cerca di espandersi anche fuori dal mondo crypto

Tralasciando le questioni più tecniche, ciò che è davvero interessante è che Aave sta cercando di puntare a un pubblico completamente diverso rispetto a quello a cui si è rivolto finora, composto anche da utenti che non hanno mai avuto a che fare con wallet, protocolli DeFi o strumenti del mondo crypto.

Ad oggi Aave rappresenta il benchmark di riferimento per la DeFi, vantando la prima posizione per capitali bloccati ed essendo il money market più utilizzato in tutta l’industria. Tuttavia, per continuare a crescere, il protocollo ha capito che deve guardare oltre al proprio bacino di utenti, spingendosi verso una nuova potenziale fonte di ricavi, che deriva dal mondo reale

La collaborazione con Whop è forse l’esempio più lampante di questa transizione da parte di Aave. Una transizione che, come detto prima, farà scoprire il mercato del lending a circa 21 milioni di nuovi utenti, eliminando tutte le barriere tecniche della DeFi.

Ma non è l’unica iniziativa che vale la pena sottolineare: qualche mese fa Aave ha lanciato un app per depositi retribuiti, che permette a chiunque di depositare valuta fiat dalla propria applicazione mobile, e maturare un interesse compreso tra il 5% e il 9%. Il tutto con un’assicurazione dei fondi fino a $1 milione – circa 10 volte in più di quanto offrono le banche europee.

La parola d’ordine è contaminazione

Siamo di fronte ad una contaminazione totale, nel vero senso del termine. Non è un processo che riguarda solo Aave e le stablecoin, ma un passaggio che già da qualche mese sta portando sempre più connessioni tra il mondo della finanza regolamentata e quello delle criptovalute.

Siamo nel mezzo di un rapporto reciproco in cui le applicazioni crypto trovano nuove partecipazioni e nuovi fondi dal mercato TradFi, mentre le istituzioni iniziano ad integrare i propri prodotti – come azioni, ETF, fondi, obbligazioni – all’interno delle piazze on-chain. Di questo fenomeno, ormai dilagante, ne abbiamo parlato nel nostro ultimo podcast, approfondendo come si sta muovendo il protocollo Ondo Finance.

Podcast su invasione TradFi nel mondo crypto

Aspettiamoci un futuro sempre più ibrido, dove TradFi e DeFi si incontreranno sempre più spesso, magari fornendo a noi utenti delle opportunità di investimento più efficienti e funzionali rispetto al passato.

In tal senso, Aave potrebbe diventare sempre più un layer di base per la generazione di rendimento. Un layer integrato direttamente all’interno di prodotti e applicazioni non-crypto, dove la liquidità proveniente da contesti off-chain viene instradata on-chain senza che l’utente finale se ne accorga.

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