Ieri i mercati crypto e gli indici azionari sono stati di nuovo colpiti dalla paura legata allo Stretto di Hormuz, per un accordo che non c’è, e hanno chiuso tutti in rosso. Bitcoin ha perso il -3,51% ed Ethereum il -5%. Il ribasso è stato generalizzato sulla maggior parte dei token, salvo qualche eccezione. Anche gli indici azionari sono scesi, con l’S&P 500 che ha chiuso a -1,74%, il Nasdaq a -1,95% e il Dow Jones più contenuto a -1%.
Stretto di Hormuz ancora bloccato crollo crypto e mercati
Lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso al traffico globale, con solo 2–4 navi al giorno. Il transito è limitato a imbarcazioni selezionate, spesso legate all’Iran, mentre la maggior parte della flotta resta ferma sulle coste. Sembrerebbe che i colloqui tra Stati Uniti e Iran stiano proseguendo, ma senza accordi concreti, mantenendo alta l’incertezza.

Questa situazione sta sostenendo il prezzo del petrolio, che oggi è nuovamente in rialzo, seppur contenuto, con il Future del Brent che segna 101,16 dollari al barile e il WTI che quota 93,65 dollari al barile. Come si può osservare dal grafico, entrambi sono tornati ieri ampiamente sopra quelle zone di supporto evidenziate con le linee azzurre.
Treasury USA in Risk Zone
Il problema, come abbiamo accennato fin dai primi giorni di questo conflitto, non si limita al prezzo del petrolio. A cascata ricade su tutto il sistema economico, con in primis i danni da inflazione e ad essi correlati l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, che hanno ripreso a salire su tutti i mercati.
In particolare è ritornata alta l’attenzione sui rendimenti dei Treasury americani, che sono rientrati in quelle che abbiamo definito le aree di Risk Zone. Livelli in cui difficilmente l’America si può permettere di continuare a finanziare il suo debito pubblico.
Il Treasury a 2 anni sfiora il 4%

Nel grafico allegato, sulla destra sono riportati gli attuali rendimenti dei Treasury decennali, trentennali e a due anni. In particolare il 10Y e il 30Y sono entrati nella loro Risk Zone, mentre il due anni (2Y) è arrivato a sfiorare il 4%.
Se si osserva la sezione di sinistra, è riportata la crescita percentuale da inizio 2026, che mostra come il 2Y stia subendo il rialzo maggiore +14,53%. Negli ultimi mesi il Tesoro americano aveva iniziato a finanziarsi prevalentemente con emissioni a breve a due anni e non a lungo termine.
HYPE e TRX in testa tra le crypto Top 20 a marzo
In questo contesto di tensioni, il mondo crypto si muove di conseguenza. Come si può osservare dalla panoramica allegata delle Top 20 da inizio marzo, soffermandoci sugli ultimi giorni si nota la fase di flessione della maggior parte dei token, salvo qualche eccezione.

Hyperliquid continua a essere il token con il maggior rialzo del +24%, seguito da Tron con un +11,64%, che è tra le eccezioni in rialzo oggi con un +1,06%. Tra i token con performance più interessanti va evidenziato l’andamento di Bittensor, che segna un +47,60% su base weekly e che abbiamo recentemente analizzato e ora sulla resistenza.
Ethereum in forte calo

Ieri abbiamo avuto un ribasso rilevante da parte di Ethereum (ETH), che ha accelerato il calo nel pomeriggio chiudendo con un -5%. Attualmente quota 2.062 USDT, e a marzo resta in positivo con un +4,80%.
Sul grafico daily abbiamo una panoramica di ETH dalla zona della congestione che ha caratterizzato il mese di febbraio fino al breakout di una dozzina di giorni fa e ritracciamento sull’area supportiva dei 2.050 USDT. Da qui c’è stato il rimbalzo, con ETH fermato dalla prima resistenza vettoriale di breve termine a 2.200 USDT e calo di ieri.
Fondamentale per ETH è la tenuta di questa zona tra i 2.050 e i 2.020 USDT con chiusure daily sopra quest’area.
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