Salta un'altra IPO. Sarebbe stata la prima miliardaria da settimane. Oura si arrende e forse abbiamo un problema
Anche Oura molla. Non è la prima e probabilmente non sarà l'ultima. Ecco cosa sta succedendo a New York.
15:37 • Pubblicato 29/09/2026
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Un’altra IPO rimandata. Questa volta tocca a Oura, produttore dell’omonimo (e popolare) smart ring. Il gruppo puntava a raccogliere 2,2 miliardi tramite quotazione, almeno secondo le cifre che erano state fatte circolare dagli underwriter. La motivazione che circola sui giornali è di momento non propizio per il mercato. Non è la prima IPO di una certa rilevanza che viene rinviata. Due settimane fa anche OpenAI ha parlato di IPO rinviata al 2027 per motivazioni simili.
Oura era una delle IPO più attese dell’anno, nonostante per capitalizzazione attesa non fosse neanche lontanamente paragonabile a quanto è stato raccolto da società come SpaceX. Quello del rinvio delle IPO ha ormai l’aspetto di un trend: recentemente da Bamboo Insurance e Holtec Nuclear hanno rinviato le operazioni di sbarco in borsa.
Una IPO molto attesa
Si sarebbe trattato, secondo i dati che sono stati diffusi da Bloomberg, della prima IPO per la quale si aspettava una raccolta superiore a 1 miliardo di dollari dallo sbarco in borsa di Jersey Mike’s Subs. L’attesa era relativamente alta – anche se le prime pagine sono state occupate da ben altri affari, come quelli che riguardano Anthropic e OpenAI.
Tra le grandi IPO attese sembra che arriverà in borsa soltanto l’azienda di Dario Amodei, della quale sono circolati i dati finanziari proprio nelle ultime ore. Si punta molto in alto: quota 2.000 miliardi, con le aspettative su questa IPO che potrebbero essere in parte responsabili di ciò che sta avvenendo dalle altre parti. Ovvero… dei rinvii di cui sopra.
Il capitale non è infinito
Sarà banale dirlo, ma il capitale non è infinito e non si può procedere con raccolte plurimiliardarie pensando di trovare sempre risposte. È possibile che certe IPO siano state rinviate proprio perché l’appetito degli investitori è apparso, da subito, come ridotto.
Con ogni probabilità molti denari sono convogliati verso le IPO più calde del momento – ammesso che si possa appunto raggiungere quota 2.000 miliardi con Anthropic.
Intanto – e questo è parte del problema – le banche d’affari che stanno curando le quotazioni di Anthropic stanno dando battaglia per far ottenere al gruppo un rating del debito futuro investment grade. Ovvero affinché i bond che saranno emessi possano finire in fondi pensione e investitori che non possono comprare junk.
Tutto questo mentre lo spread tra i rendimenti junk e investment grade è in aumento. Una situazione, come la direbbe Oura, di condizioni poco favorevoli di mercato.
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